Le norme placebo.

Griffini Giorgio grunz a TIN.IT
Dom 17 Mar 2002 02:00:08 CET


Le mie sensazioni correnti non sono cosi' diverse da quando inviai il 30
novembre il messaggio con oggetto 'Domanda moderatamente ingenua' ma
evito di riproporlo... e intervengo nel merito perche', se non ho capito male,
purtroppo l'argomento diventera' una delle 'priority mission' che la NA si
e' autoattribuita e che un eventuale prossimo CE dovra' ovviamente
presentare a furor di assemblea...

Gli unici motivi e presupposti in base ai quali ci si puo' permettere l'ardire di
limitare o sbarrare preventivamente una comunicazione tra soggetti e' in
funzione di una specifica legge dello stato, nel caso in cui chi riceve la
comunicazione si ritiene molestato dal soggetto che la invia e buon ultimo  -
e solo marginalmente - nel momento in cui si abusa di uno strumento
tecnico e quando questo abuso compromette la funzionalita' dello strumento
tecnico stesso a discapito di altri.

Ad esempio, pretendere di definire lo spam e sbarrarlo a priori
prescindendo dalla volonta' dei riceventi e' assolutamente improprio perche' si
prefigura come sottrazione e/o distruzione di corrispondenza altrui.
Se prendiamo ad esempio l'ambito della telefonia possiamo facilmente
rilevare che la comunicazione pubblicitaria non sollecitata, le molestie etc.
sono problemi gia' affrontati in altre sedi da cui sono scaturiti rispettivi decreti
e leggi. Per inciso, la comunicazione pubblicitaria azienda-privato e' regolata
da un apposita direttiva europea che si estende a tutte le forme di
comunicazione elettronica comprendendo anche l'email cosi' come sono
stati estesi gli articoli del codice penale riferiti alla violazione della
corrispondenza. Sul caso delle molestie ho solo riscontri indiretti (qualche
caso eclatante che e' balzato agli onori delle cronache).

Venendo al dunque, a mio modesto parere, l'unica limitazione 'preventiva' che
si puo' imporre e' di tipo 'contrattuale' al momento in cui si da' la possibilita'
ad un soggetto di inviare email.
E si possono solo stabilire delle limitazioni 'tecniche' oggettive e che
prescindono dai contenuti del messaggio ('quantita' per unita' di tempo,
numero max di destinatari etc.) perche' gli ISP sono e devono rimanere dei
meri 'postini' altrimenti c'e' il concreto rischio che un ISP venga incriminato
per favoreggiamento se due malavitosi si accordano a mezzo e-mail per
compiere un reato.

Viste le difficolta' di definizione sarebbe piu' opportuno affrontare il problema
dal verso opposto (in analogia a quello che e' stato fatto per l'UDRP). In
pratica e' forse piu' semplice definire cosa non sia 'classificabile' come spam
in modo da dare certezza a chi utilizza l'email entro la 'classificazione' di
essere nel giusto piuttosto che dare la 'certezza di essere nello sbagliato a
chi fa spam. Altrimenti qualunque messaggio, compreso questo, puo' essere
arbitrariamente additato come spam.

Le nostre ipotetiche norme antispam , con la ciliegina dell'enfasi punitiva che
si vuole bene o male dare, mi suonano francamente illusorie e un po'
volutamente miopi perche 'la voglia di proporle e' tanta' nonostante sia
ampiamente risaputo ai piu' che permettono di 'punire' solo nello 0.4% dei
possibili casi, lo facciano solo 'potenzialmente' e comunque per
interposta persona (il solito 'armiamoci e partite' con la RA che ancora una
volta si deve assumere la responsabilita' ed il vezzo di togliere una
assegnazione di nome a dominio)

Premesso che ritengo che l'argomento spam debba essere affrontato piu' su
altri tavoli che non (solamente e con pretesa risolutiva) su quello della NA mi
prendo il lusso di dare gli spunti per proseguire la discussione secondo i
canoni gia' visti in lista sull'argomento....chi paga?, e la privacy?, chi fa i
controlli?, chi punisce e come?, e i grandi ISP con zillioni di utenti email?,
di chi sono i rischi di una blacklist? ...etc etc etc...

Buon proseguimento.

Cordiali saluti
Giorgio Griffini



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