Le norme placebo.

Griffini Giorgio grunz a TIN.IT
Dom 17 Mar 2002 17:02:04 CET


Rispondo a Marco D'Itri

> On Mar 17, Griffini Giorgio <grunz a tin.it> wrote:
>
>  >Ad esempio, pretendere di definire lo spam e sbarrarlo a priori
>  >prescindendo dalla volonta' dei riceventi e' assolutamente improprio perche' si
>  >prefigura come sottrazione e/o distruzione di corrispondenza altrui.
> La volontÓ di ricevere bulk email la si esprime iscrivendosi a mailing
> list e strumenti simili.
>

Che un utente, iscrivendosi ad una mailing list  esprima implicitamente la
volonta di ricevere email originate da quella mailing, non ci piove.
Quello che non riesco a capire perche'  un ISP, che riceve un messaggio con
destinazione una mailbox di un suo utente si possa permettere di non
imbucarlo nella cassetta corrispondente in base a criteri che comportano
l'andare ad analizzare il messaggio stesso, chi e' il sorgente, chi sono gli
altri eventuali destinatari, se il messaggio e' sostanzialmente identico a parte
qualche personalizzazione etc etc.. senza che di questo processo l'utente
abbia o meno il controllo sopratutto la consapevolezza.
Per poter attuare una politica simile e' necessario prevederlo espressamente
in sede contrattuale di fornitura del servizio di casella email al limite come
opzione 'filtro email antispam/antivirus'  e con tutte le manleve reciproche del
caso.
E sto volutamente tralasciando il problema di stabilire quanto possa essere
'legale' analizzare numerosita' di destinatari, parsing del testo dei messaggi ,
allegati e quant'altro...

Il 'concern' che un ISP deve avere e' eventualmente quello di non prestarsi ad
operazioni di spam fatte dai propri utenti e in questo caso la cosa si puo'
affrontare definendola contrattualmente e cautelandosi tecnicamente (max
numero di destinatari nel to: (per ulteriori esig. l'ISP attiva una lista di
distribuzione ) max num di msg per unita' di tempo etc..., rescissione del
contratto a fronte di segnalazioni accertate etc.)
Come per lo spoofing IP, il primo baluardo per 'contenere' il fenomeno dello
spam e' l'ISP e non la punizione a posteriori comminata da un qualsivoglia
raggruppamento di utilizzatori (nel nostro caso coloro che registrano un
nome a dominio nel .it ma della stessa classe di soluzione si potrebbe
parlare dell' Albo dei commercialisti se radiassero qualcuno perche' fa spam
o la federazione gioco calcio se squalificasse 3 giornate qualche giocatore
per lo stesso motivo)
E' ovvio che sia piu' ovviamente facile (e meno costoso) per gli ISP non
adottare strumenti alla fonte e avallare l'ipotesi di un terzo che e' demandato
a prendersi la briga e rischi di sanzionare i comportamenti dei propri utenti.
Se vogliamo pero' affrontare seriamente il problema non mi sembra
l'approccio giusto.
Tutto qui.

Cordiali saluti.
Giorgio Griffini



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