Limitazione alle speculazioni e furti domini .it

dott. Enrico Tinazzi enrico.tinazzi a STUDIOTINAZZI.IT
Gio 24 Ott 2002 13:57:59 CEST


Rispondo con piacere all'Avv. Gianluca Navarrini,


per quanto riguarda il termine "furto" io faccio riferimento alla subdola
tecnica utilizzata per ottenere la riassegnazione di un dominio registrato
da terzi; ossia l'invio della richiesta di riassegnazione fatta a proprio
favore, apponendo firma falsa o duplicata (ossia fingendosi l'assegnatario).

In merito alla seconda osservazione, ritengo importante chiarire che un
domino non pu˛ in nessun caso essere alienabile, dato che l'assegnatario non
ne ha la proprietÓ, ma solo il diritto all'uso per un ben definito arco
temporale. I domini .it (in questo caso) possono ad oggi essere solo
riassegnati a terzi con apposita manifestazione di volontÓ da parte
dell'assegnatario.

La mia proposta mira ad annullare questa facoltÓ (simile nel principio a
quella di negare il sub-affitto degli immobili in locazione).


Cordialmente,

Enrico Tinazzi




> Noi tutti sappiamo che ci sono stati e probabilmente continueranno ad
> esserci forme di speculazione nella registrazione di domini .it, nonchŔ
> alcuni casi di veri e propri furti.

penso di capire cio' a cui si allude con il termine furto.
mi pare pero' da escludere che sia un vero e proprio furto, visto che il
nome a dominio non e' una *cosa mobile* (il furto consiste infatti nella
sottrazione di *cosa mobile altrui*, al fine di trarre profitto per se' o
per altri: art. 624 cp).
anche volendo qualificare il dominio come cosa mobile (con l'applicazione
stravagante - e pure un po' allucinante ;-) - del combinato disposto degli
artt. 624 cp e 813 cc), se e' possibile richiederne l'assegnazione significa
che quel nome e' "libero", cioe' non e' di altri (manca, percio',
l'altruita' del bene mobile).

> Penso che una soluzione possa essere quella di vietare la possibilitÓ al
> registrante di cedere a terzi il dominio; in questo modo si preclude la
> possibilitÓ di fare incetta di domini nella speranza poi di "rivenderli".

proposta lodevole, che, pero', mi sembra incontri due difficolta':
a) la regola che imponesse il divieto di alienazione a terzi sarebbe
vessatoria ex art. 1341 cc, per professionisti ed imprenditori, ed ex art.
1469-bis, n. 18, cc, per i consumatori. cosicche' ai professionisti si
dovrebbe richiedere la doppia sottoscrizione per poter opporre l'efficacia
della regola, mentre per i consumatori (nonostante qualsiasi firma e
controfirma) la clausola risulterebbe sempre come non apposta;
b) l'art. 1379 cc dispone che il patto di non alienazione produce effetti
solo tra le parti "e non e' valido se non e' contenuto entro convenienti
limiti di tempo e se non risponde ad un apprezzabile interesse di una delle
parti".

saluti
gianluca navarrini

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