LAR

P-Gianluca Navarrini (Studio de Propris) g.navarrini a GALACTICA.IT
Gio 24 Ott 2002 23:26:12 CEST


----- Original Message -----
From: "Alessandro Nosenzo" <nosenzo a IDEA.IT>
To: <iTA-PE a NIC.IT>
Sent: Thursday, October 24, 2002 7:26 PM
Subject: Re: LAR


> Insomma il FAX non vale nulla se non viene riconosciuto dal mittente
> su questo concordiamo e lo stiamo ripetendo da un bel po' di
> messaggi. Ergo la LAR che appunto baserebbe la sua presunta validita'
> nei confronti del firmatario lo slega dal presunto obbligo
> semplicemente disconoscendo il fax.

no, su questo non concordiamo proprio.
l'art. 2712 cc - scusa la pedanteria - dispone che "le riproduzioni
fotografiche o cinematografiche, le registrazioni fotografiche e, in genere,
ogni altra rappresentazione meccanica di fatti e di cose formano piena prova
dei fatti e delle cose rappresentate, se colui contro il quale sono prodotte
non ne disconosce la conformita' ai fatti o alle cose medesime".
disconoscere la conformita' ai fatti non significa affatto disconoscere il
fax.
ti faccio un esempio.
tizio mi manda un fax con su scritto:
"caro gianluca,
grazie per avermi prestato 100 euro. te li restituiro' entro l'anno.
firmato tizio".
se tizio non mi paga posso agire in giudizio per la restituzione del denaro?
direi proprio di si.
e posso utilizzare il fax come prova del riconoscimento del debito? pare
proprio di si.
cosa puņ fare tizio per non soccombere?
secondo la tua versione, puo' disconoscere il fax. il che non significa
nulla perche' delle due l'una:
a) o la dichiarazione faxata (perdonami l'espressione ignobile) corrisponde
alla realta' dei fatti, oppure non corrisponde. se corrisponde, bhe' allora
tizio e' davero mio debitore e sara' condannato;
b) oppure la dichiarazione non corrisponde alla realta' dei fatti. in tal
caso tizio deve disconoscere la conformita' della dichiarazione ai fatti
assumendo:
b1) che la firma non e' la sua (disconoscimento della sottoscrizione);
b2) che il fax che io ho esibito e' stato falsificato;
b3) che il fax contiene una dichiarazione resa per errore, momentanea
incapacita' o - perche' no - per scherzo;
b4) di non aver mai redatto e spedito il fax.

nel caso sub b1) - che non si differenzia in alcun modo da qualunque altro
caso di disconoscimento della firma - io chiedo la verificazione
dell'autenticita' della firma mediante perizia calligrafica;
negli altri due casi tizio - per il principio di non contraddizione (che i
processualisti chiamano - chissa' perche' - di non contestazione) - ammette
di aver mandato il fax, ma nel caso sub b2) assume che qualcuno l'abbia poi
falsificato e nel caso sub 3) afferma di essere incorso, ad es., in errore.
anche in questi due casi non c'e' alcuna differenza con qualsiasi altra
scrittura privata.

l'unica differenza sta nel punto b4), in quanto i fatti rappresentati dal
fax non sono le dichiarazioni in esso contenute, ma la redazione del
documento e la sua spedizione (il fax cioe' non attesta, come nessun altro
documento, la veridicita' di quanto dichiarato, ma solo l'avvenuta
dichiarazione).
ora a me sembra che il disconoscimento della paternita' del documento
rientri pienamente nel caso b1) (visto che il documento e' firmato, se la
firma e' mia io me ne assumo la paternita' anche se l'ha redatto un'altra
persona, oppure e' redatto con mezzi meccanici).
il disconoscimento della spedizione, invece, implica ammissione della
paternita' (tizio, in altre parole, non nega di aver redatto il documento,
ma nega di averlo spedito). in tal caso, a me sembra, si deve tutelare
l'affidamento che io ho riposto nella comunicazione (via fax) di tizio (sul
punto, si rinvia alla disciplina dell'errore ostativo dettata dall'art. 1433
cc).

infine si deve avvertire che il documento si ha per riconosciuto se la parte
contro il quale e' prodotto non lo disconosce nella prima difesa successiva
alla produzione. quindi, chi tace acconsente (e non puo' tornare indietro).

> Invece sai bene che le clausole vessatorie richiedono la doppia firma
> e nel caso di utenti consumatori (cioe' la maggioranza di quelli che
> firmano una LAR) non vale manco con la doppia firma.
> Cambiamo il codice civile italiano ed aggiungiamo un bel articolo ter
> o quarter dal titolo "LAR" poi deroghiamo alle direttive UE sulla
> tutela dei consumatori e cosi' infine la LAR, se presentata in
> orginale avra' un minimo di valore. Nel frattempo pero' perche' non
> la mandiamo in pensione considerato che NON vale nulla.

sugli artt. 1341 e 1469 bis cc il discorso sarebbe forse un po' troppo
lungo.
ti vorrei pero' chiedere di indicarmi con precisione quale sia il contenuto
vessatorio della LAR o delle regole di naming, richiamate dalla LAR.
il problema del valore probatorio del fax č un problema concreto (sul quale
ci possiamo azzannare :-))). quello della vessatorieta' della LAR forse no,
almeno finche' non si chiarisce quale elemento della LAR si ritiene
vessatorio.

sul pensionamento della LAR... io sono d'accordo.
la mia unica perplessita' - lo ribadisco per l'ennesima volta - non riguarda
l'eliminazione della LAR, ma la vigenza delle regole di naming.
se si trovasse - non solo giuridicamente, ma anche tecnicamente - il modo di
evitare scartoffie, senza annullare il valore delle regole di naming - e,
conseguentemente, l'autorita' della RA -, salvaguardando al contempo la
liberta' contrattuale dell'assegnatario e la tutela del consumatore, io
sarei il primo firmatario della... campagna per l'abolizione della LAR.

cordialmente
gianluca navarrini

---------
Avv. Gianluca Navarrini
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