Una sentenza interessante

Gian Carlo Ariosto ariosto a WINCOM.IT
Mar 29 Ott 2002 19:03:48 CET


At 21.00 28/10/02 +0100, lawfirm a andreamonti.net wrote:
>Salve a tutti,
>ecco una sentenza (sentenza, non ordinanza) che mi pare interessante. In
>alcuni punti ci sono delle considerazioni che non condivido ma
>sostanzialmente mi pare un provvedimento serio. Specie nella parte in cui
>parla della responsabilita' di MNT e RA. Un caro saluto Andrea Monti
>http://www.comellini.it/domini_file/sent2002-02-26.htm

Ho dato un'occhiata veloce alla sentenza, sicuramente ben fatta.
Mi pare però che nel punto "29) La responsabilità della RA" ci siano delle
affermazioni assai discutibili:

"A parte infatti il rilievo che sia RA che Na fanno capo al CNR, resta il
dato ovvio che la prima opera, “liberamente” (si è pur sempre in ambito
solo privatistico), in base alle norme poste dalla seconda, sicchè finisce
per rispondere anche delle carenze delle norme in questione."

La NA non fa capo al CNR.

"Infatti le regole di naming sono inadeguate, proprio perché- come
accennato - non prevedono alcun utile filtro, volto a prevenire la
registrazione come domain name di marchi registrati ed altri segni
dell’impresa.
Ciò pure se le regole di naming prevedono la possibilità della interferenza
in questione: si veda la stessa previsione (come condizione per
l’assegnazione del domain name) di una lettera di assunzione di
responsabilità da parte del richiedente e di una procedura di contestazione
(è anche richiamata espressamente la possibilità che un terzo affermi che
il domain name sa tale da indurre confusione con il proprio marchio).
Anche a livello internazionale si è raccomandato di non consentire la
registrazione di domain name coincidenti con marchi celebri, se non ai loro
titolari."

Chi decide che un marchio è "celebre"?

"In definitiva il procedimento italiano di registrazione ha favorito il
cybersquatting e la cyberpiracy, e ha reso – in caso di conflitto (come
nella specie) quasi fisiologico il ricorso all’autorità giudiziaria."

Perchè? In un caso del genere, una procedura di riassegnazione sarebbe bastata.

Diverso sarebbe stato il caso in cui il nome a dominio playboy.it fosse
stato registrato da una ipotetica Playboy srl, produttrice di giocattoli,
ed utilizzato per pubblicizzarne la produzione.
A mio avviso, non ha alcuna importanza che Playboy sia un marchio famoso:
se playboy.it è rimasto libero fino al 1998, mentre playboy.com è stato
registrato nel 1994, e il marchio Playboy è stato registrato in Italia nel
lontano 1963, mi pare evidente un totale disinteresse del titolare del
marchio verso il nome a dominio playboy.it, fino a che questo non è stato
registrato ed utilizzato per realizzare un sito di contenuto pornografico.
Dopo la sentenza, playboy.it è stato registrato in data 19/4/02 dalla
Playboy Products & Services International B.V., e ad oggi www.playboy.it
mostra solo una pagina bianca: se fossero minimamente interessati,
avrebbero almeno linkato www.playboy.com ... eppure, giustamente, l'hanno
registrato, per evitare che venisse nuovamente registrato da terzi (ho
contato 41 tentativi di registrazione respinti). Non so perchè, ma mi viene
in mente mastercard.it... :-)

Cordiali saluti.
Gian Carlo Ariosto

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