tecnici -avvocati

Patrizio Menchetti patrizio a MENCHETTI.ORG
Mar 3 Set 2002 14:30:33 CEST


> Date:         Mon, 2 Sep 2002 20:36:45 +0200
> Reply-To:Assembly of the Italian Naming Authority <ITA-PE a NIC.IT>
> Sender:       Assembly of the Italian Naming Authority <ITA-PE a NIC.IT>
> From:         "l.albertini" <avv.albertini a LIBERO.IT>
> Subject:      Re: tecnici -avvocati
> Content-Type: text/plain; charset=iso-8859-1
>
>
> il tema è decisamente interessante e ringrazio ettore pannella per lo spunto. nessuno dubita, penso, che nella storia della rete (né poteva
> essere diversamente) i giuristi siano arrivati &#8220;dopo&#8221; i tecnici, che ringraziamo di cuore. Tuttavia, come per tutti i fenomeni che
> subiscono una rilevante diffusione, così anche di internet lo Stato non può disinteressarsene e, prima o poi, dovrà regolarlo in modo specifico
> e/o non frammentario. Non potendo mancare dunque il profilo giuridico, non possono mancare gli avvocati. Questo in generale. Nel caso specifico,
> poi, cioè nel caso di un ente &#8220;privato&#8221; deputato alla creazione di regole (naming autorithy) -e quindi anche senza mettersi
> nell&#8217;ottica dell&#8217;ordinamento statale-, ugualmente il ruolo del giurista è difficilmente sostituibile, dato che si tratta appunto di
> creare regole che dovranno governare conflitti di interessi (latamente intesi): non si tratta di specifiche tecniche (ISO, UNI etc.), intendo
> dire, bensì di norme destinate a comporre conflitti tra pretese, sicchè l&#8217;importanza di una cultura giuridica in sede di redazione e/o
> applicazione di tali norme (anche se &#8211;ripeto- non statali, ma private) mi sembra difficilmente contestabile. Stimolante poi la distinzione
> tra due categorie di avvocati (diciamo: giuristi). Se ben capisco, è basata sul fatto che da una parte stanno quelli che si sforzano di capire il
> mondo nuovo cui si avvicinano, mentre dall&#8217;altra stanno quelli che pensano di applicarvi puramente e semplicemente le categorie
> tradizionali e tranquillizzanti. Quanto alla filosofia open source, no siae e no logo, è tutto molto bello e per certi versi anche contagioso:
> solo che è (quasi) inevitabile, come detto, che quando un fenomeno nuovo si diffonde a macchia d&#8217;olio, venga ritenuto di interesse da parte
> dello Stato, che lo sottoposto quindi a propria regolamentazione. E nello scontro tra ordinamenti giuridici è (quasi) sempre lo Stato a
> vincere!!! Io mi limitavo &#8211;per usare ancora le parole di ettore pannella- a spingere per diffondere una mentalità da categoria n° 2
> (moderati), unica che può permettere un lavoro proficuo tra due categorie professionali entrambe necessarie. buona serata l.a. PS: la direttiva
> CE 2002/58 del 12.07.2002 (gazzetta ufficiale CE  L 201 del 31 luglio 2002) sulla privacy nel settore delle comunicazioni elettroniche, tra le
> altre norme, ha pure  regolato la pubblicità non desiderata (art. 13: non ammessa se non preliminarmente consentita) (dovrà essrer recepita entro
> il 31.10.2003)

Da vecchio (come giurista ovviamente) internettiano, non sono del tutto d'accordo. Il
codice delle obbligazioni svizzero del 1911 aveva disciplinato i contratti conclusi per
telefono (che allora era piu' o meno come internet oggi), mentre nuovo codice italiano
del 1942, essendo adottato in un paese a prevalente vocazione agricola, si
concentrava sulle siepi, i fossi e le distanze tra alberi. All'atto pratico tutti e due i codici
(quello senza norma esplicita e quello con) funzionarono egualmente bene quando si
tratto' di affrontare il tema delle (per allora) nuove tecnologie, e di fatto il codice italiano
si rivelo' piu' efficiente, perche' non aveva inserito una norma ridondante. In senso
generale questa e' una cosa che anche gli informatici dovrebbero capire abbastanza
bene: le norme giuridiche sono di fatto degli algoritmi (e qui mi fermo perche' questo e'
territorio del Prof. Martino di Pisa e non mio), e il code bloat e' un pericolo anche per le
norme giuridiche, dato che gli apparati statali che le devono applicare (ovvero far
girare l'eseguibile) non obbediscono certo alla legge di Moore, e chiaramente piu'
aumentano le norme e piu' diminuiscono di efficienza. Se posso esprimermi
liberamente, spero senza offendere nessuno, questa storia delle categorie giuridiche
nuove di Internet mi sembra un po' una balla che e' servita a fare un adeguato numero
di pubblicazioni del tutto teoriche a giuristi che dovevano fare i concorsi a cattedra
all'universita'.  Di fatto, le uniche espressioni giuridiche nuove si sono avute nell'area
regulatory e nella proprieta' intellettuale, e piu' che altro hanno adattato il quadro
regolamentare e di proprieta' intellettuale esistente alle nuove soluzioni tecnologiche.
ICANN, invece, e' effettivamente per il giurista una figura nuova ed interessante di
regulatory governance, ma mi sembra che la' dentro ci sia ben poco della retorica
techie che talvolta viene sbandierata qui, e devo dire che mi sembra che ci sia anche
ben poco dei principi democratici che trovo nella costituzione o nelle norme civilistiche
sulle associazioni senza scopo di lucro. L'unica divisione che per me esiste tra i giuristi
e' quella tra coloro che comprendono, almeno superficialmente, come funziona
internet in pratica e tra coloro che pensano che sia cosa da segretarie, e nonostante
questo ci scrivono sopra i libri. Questo fa poi nascere delle posizioni "griffate" che sono
pericolosissime, perche' precludono un approccio giuridico efficace e flessibile ai
problemi. In realta' quindi quelli che sostengono che in molti casi nuove norme per
internet non sono necessarie sono quelli che comprendono meglio che cosa e'
internet. Non sono nemmeno d'accordo, comunque, sul fatto che lo stato vinca
sempre, almeno in materia economica. Personalmente, dato che sono un po'
vecchietto, ricordo molto bene di quando dalla mia finestra su Rue de Nerviens vedevo
le legioni di avvocati tedeschi vomitati dalle bmw di grossa cilindrata targate
francoforte che venivano a Bruxelles a difendere IBM nella procedura antitrust per
l'architettura microchannel. Poi arrivarono le at cases e gli assemblatori, ed il mercato
fece quello che non aveva fatto lo stato. Idem per l'open source: sicuramente puo' fare
molto di piu' l'open source sviluppato in forma cooperativa su internet (e questo e'
veramente un bellissimo dono, insieme alla stessa internet, che ci hanno fatto i tecnici)
che il procedimento antitrust nei confronti di Microsoft, perche' in queste cose alla fine
e' il mercato che decide. Certamente il peggior nemico di internet sono i vessilliferi
della retorica techie, perche' esasperano le posizioni, ed inducono tentazioni
"totalitarie" nel legislatore (Passigli docet). Un atteggiamento ragionevole, che parte
dal principio che tutto cio' che e' illecito off-line e' illecito anche on-line, ed un attimino
di buonsenso aiuterebbero certamente di piu'.

------------------------------------------------
Patrizio Menchetti
Avvocato
E-mail patrizio.menchetti a menchlaw.com
PGP public key available at http://www.menchlaw.it



Maggiori informazioni sulla lista ita-pe