Re: tecnici -avvocati

l.albertini avv.albertini a LIBERO.IT
Mar 3 Set 2002 18:50:53 CEST


veloci controosservazioni (poi basta sull'argomento, che temo possa aver
e un
effetto ... soporifero)
mah, non sono in grado di dire se il c.c. svizzero funzionò come il
c.c. italiano in materia di comnucazioni a distanza (l'affermazione
è cmq. difficilmente controllabile).
dico che, quando un fenomeno sociale assume notevoli proporzioni, è quas
i
impossibile che lo stato si astenga dal regolamentarlo (impregiudicato
se ciò
sia un bene o un male). Solitamente è però un bene (almeno in linea
generale: altra cosa è il giudizio sui contenuti), dato che la norma
statale nuova, quando interviene, di solito è stata preceduta da
contrasti di interessi e incertezze in sede
interpretativo/applicative delle
norme tradizionali, che hanno un elevato costo sociale (il prof.
Rescigno, ad es., per passare ad altro tema di attualità ma di maggiore
pregnanza "valoriale", ha recentissimamente scritto che in tema di
procreazione assistita "è preferibile il vuoto normativo ad una
disciplina lacunosa e contraddittoria, oltre che dominata
dall'ideologia", quando -come noto- in senato è stato di recente
approvato un disegno di legge in materia).
Ovviamente pure una regolametnazione troppo stringente ha dei costi, è
innegabile: il giusto dosaggio, spt. quando il fenomeno da regolare
muta in fretta, è certo difficile da trovare. Ritengo tuttavia
semplicistico sostenere che la normativa debba essere sempre "leggera"
cioè ridotta all'osso, per principio: ciò
può essere giusto o oppure no,
dipende dalle
materie e dalle tradizioni giuridiche nazionali.
Nel caso specifico, non sono del tutto sicuro che la normativa attuale
(la quale, tuttavia, ormai comprende diversi accenni ad internet) sia
del tutto sufficiente, al punto da non meritare innovazioni; in ogni
caso, non è possibile generalizzare, dovendosi scendere ai singoli
istituti giuridici (resp. civile, segni distintivi, conclusione del
contratto, giurisdizione intz., competenza territoriale, tutela del
consumatore etc.). Data la natura del fenomeno,
sarà poi inevitabile una normazione supernazionale,
che epraltro già esiste in parte (comunitaria).
E' giustissimo porre l'accento sul carattere flessibile della
formulazione delle norme (qui saranno i tecnici a dovere assistere i
redattori, spt. per la fissazione del livello opportuno di
flessibilità/analiticità).
Sono anche d'accordo che scrivere intorno ai profili giuridici di un
fenomeno, che non si conosce, sia senza senso (per i lettori, forse ne
ha per lo scrittore -)))  ).
quanto alla vittoria dello Stato, forse non sono stato chiaro: mi
riferivo allo scontro tra ordinamenti giuridici (ipotizzando ad es che
internet venga ritenuto tale, con sue norme e una sua giurisdizione).
Quando le scelte di un ordinamento particolare
confliggono con quelle di un altro
(con lo Stato, ad es., che ha finalità potenzialmente
generali), quest'ultimo non può rimanere indifferente, pena il suo
venire meno come tale, almeno nel settore specifico.
Mi pare tuttavia che internet non abbia di questi problemi, dato che
non intende contrapporsi ad alcun ordinamento nazionale o intz., almeno
per quanto ne so io.
cordialità
l.a.

POST SCRIPTUM: tornando a spamming e dintorni, già esisteva -almeno-
una norma nazionale (era sufficientemente
flessibile?): decreto legislativo 22.5.99 n. 185 <<Art. 10. -
Limiti all'impiego di talune tecniche di comunicazione a distanza.
1. L'impiego da parte di un fornitore del telefono, della posta
elettronica di sistemi automatizzati di chiamata senza l'intervento di
un operatore o di fax, richiede il consenso preventivo del consumatore.
2. Tecniche di comunicazione a distanza diverse da quelle di cui al
comma 1, qualora consentano una comunicazione individuale, possono
essere impiegate dal fornitore se il consumatore non si dichiara
esplicitamente contrario.>>
Per la sanzione, v. il seguente art. 12: <<Art. 12. -
 S a n z i o n i.
1. Fatta salva l'applicazione della legge penale qualora il fatto
costituisca reato, il fornitore che contravviene alle norme di cui agli
articoli (...) 10 del presente decreto legislativo,(...) è punito con
la sanzione amministrativa pecuniaria da lire un milione a lire dieci
milioni.>>







> > Date:         Mon, 2 Sep 2002 20:36:45 +0200
> > Reply-To:Assembly of the Italian Naming Authority <ITA-PE a NIC.IT>
> > Sender:       Assembly of the Italian Naming Authority <ITA-
PE a NIC.IT>
> > From:         "l.albertini" <avv.albertini a LIBERO.IT>
> > Subject:      Re: tecnici -avvocati
> > Content-Type: text/plain; charset=iso-8859-1
> >
> >
> > il tema è decisamente interessante e ringrazio ettore pannella per l
o spunto. nessuno dubita, penso, che nella storia della rete (né poteva
> > essere diversamente) i giuristi siano arrivati &#8220;dopo&#8221; i tecnici, che
 ringraziamo di cuore. Tuttavia, come per tutti i fenomeni che
> > subiscono una rilevante diffusione, così anche di internet lo Stato
non può disinteressarsene e, prima o poi, dovrà regolarlo in modo specif
ico
> > e/o non frammentario. Non potendo mancare dunque il profilo giuridic
o, non possono mancare gli avvocati. Questo in generale. Nel caso specif
ico,
> > poi, cioè nel caso di un ente &#8220;privato&#8221; deputato alla creazione di r
egole (naming autorithy) -e quindi anche senza mettersi
> > nell&#8217;ottica dell&#8217;ordinamento statale-
, ugualmente il ruolo del giurista è difficilmente sostituibile, dato ch
e si tratta appunto di
> > creare regole che dovranno governare conflitti di interessi (latamen
te intesi): non si tratta di specifiche tecniche (ISO, UNI etc.), intend
o
> > dire, bensì di norme destinate a comporre conflitti tra pretese, sic
chè l&#8217;importanza di una cultura giuridica in sede di redazione e/o
> > applicazione di tali norme (anche se &#8211;ripeto-
 non statali, ma private) mi sembra difficilmente contestabile. Stimolan
te poi la distinzione
> > tra due categorie di avvocati (diciamo: giuristi). Se ben capisco, è
 basata sul fatto che da una parte stanno quelli che si sforzano di capi
re il
> > mondo nuovo cui si avvicinano, mentre dall&#8217;altra stanno quelli che p
ensano di applicarvi puramente e semplicemente le categorie
> > tradizionali e tranquillizzanti. Quanto alla filosofia open source,
no siae e no logo, è tutto molto bello e per certi versi anche contagios
o:
> > solo che è (quasi) inevitabile, come detto, che quando un fenomeno n
uovo si diffonde a macchia d&#8217;olio, venga ritenuto di interesse da parte
> > dello Stato, che lo sottoposto quindi a propria regolamentazione. E
nello scontro tra ordinamenti giuridici è (quasi) sempre lo Stato a
> > vincere!!! Io mi limitavo &#8211;
per usare ancora le parole di ettore pannella-
 a spingere per diffondere una mentalità da categoria n° 2
> > (moderati), unica che può permettere un lavoro proficuo tra due cate
gorie professionali entrambe necessarie. buona serata l.a. PS: la dirett
iva
> > CE 2002/58 del 12.07.2002 (gazzetta ufficiale CE  L 201 del 31 lugli
o 2002) sulla privacy nel settore delle comunicazioni elettroniche, tra
le
> > altre norme, ha pure  regolato la pubblicità non desiderata (art. 13
: non ammessa se non preliminarmente consentita) (dovrà essrer recepita
entro
> > il 31.10.2003)
>
> Da vecchio (come giurista ovviamente) internettiano, non sono del tutt
o d'accordo. Il
> codice delle obbligazioni svizzero del 1911 aveva disciplinato i contr
atti conclusi per
> telefono (che allora era piu' o meno come internet oggi), mentre nuovo
 codice italiano
> del 1942, essendo adottato in un paese a prevalente vocazione agricola
, si
> concentrava sulle siepi, i fossi e le distanze tra alberi. All'atto pr
atico tutti e due i codici
> (quello senza norma esplicita e quello con) funzionarono egualmente be
ne quando si
> tratto' di affrontare il tema delle (per allora) nuove tecnologie, e d
i fatto il codice italiano
> si rivelo' piu' efficiente, perche' non aveva inserito una norma ridon
dante. In senso
> generale questa e' una cosa che anche gli informatici dovrebbero capir
e abbastanza
> bene: le norme giuridiche sono di fatto degli algoritmi (e qui mi ferm
o perche' questo e'
> territorio del Prof. Martino di Pisa e non mio), e il code bloat e' un
 pericolo anche per le
> norme giuridiche, dato che gli apparati statali che le devono applicar
e (ovvero far
> girare l'eseguibile) non obbediscono certo alla legge di Moore, e chia
ramente piu'
> aumentano le norme e piu' diminuiscono di efficienza. Se posso esprime
rmi
> liberamente, spero senza offendere nessuno, questa storia delle catego
rie giuridiche
> nuove di Internet mi sembra un po' una balla che e' servita a fare un
adeguato numero
> di pubblicazioni del tutto teoriche a giuristi che dovevano fare i con
corsi a cattedra
> all'universita'.  Di fatto, le uniche espressioni giuridiche nuove si
sono avute nell'area
> regulatory e nella proprieta' intellettuale, e piu' che altro hanno ad
attato il quadro
> regolamentare e di proprieta' intellettuale esistente alle nuove soluz
ioni tecnologiche.
> ICANN, invece, e' effettivamente per il giurista una figura nuova ed i
nteressante di
> regulatory governance, ma mi sembra che la' dentro ci sia ben poco del
la retorica
> techie che talvolta viene sbandierata qui, e devo dire che mi sembra c
he ci sia anche
> ben poco dei principi democratici che trovo nella costituzione o nelle
 norme civilistiche
> sulle associazioni senza scopo di lucro. L'unica divisione che per me
esiste tra i giuristi
> e' quella tra coloro che comprendono, almeno superficialmente, come fu
nziona
> internet in pratica e tra coloro che pensano che sia cosa da segretari
e, e nonostante
> questo ci scrivono sopra i libri. Questo fa poi nascere delle posizion
i "griffate" che sono
> pericolosissime, perche' precludono un approccio giuridico efficace e
flessibile ai
> problemi. In realta' quindi quelli che sostengono che in molti casi nu
ove norme per
> internet non sono necessarie sono quelli che comprendono meglio che co
sa e'
> internet. Non sono nemmeno d'accordo, comunque, sul fatto che lo stato
 vinca
> sempre, almeno in materia economica. Personalmente, dato che sono un p
o'
> vecchietto, ricordo molto bene di quando dalla mia finestra su Rue de
Nerviens vedevo
> le legioni di avvocati tedeschi vomitati dalle bmw di grossa cilindrat
a targate
> francoforte che venivano a Bruxelles a difendere IBM nella procedura a
ntitrust per
> l'architettura microchannel. Poi arrivarono le at cases e gli assembla
tori, ed il mercato
> fece quello che non aveva fatto lo stato. Idem per l'open source: sicu
ramente puo' fare
> molto di piu' l'open source sviluppato in forma cooperativa su interne
t (e questo e'
> veramente un bellissimo dono, insieme alla stessa internet, che ci han
no fatto i tecnici)
> che il procedimento antitrust nei confronti di Microsoft, perche' in q
ueste cose alla fine
> e' il mercato che decide. Certamente il peggior nemico di internet son
o i vessilliferi
> della retorica techie, perche' esasperano le posizioni, ed inducono te
ntazioni
> "totalitarie" nel legislatore (Passigli docet). Un atteggiamento ragio
nevole, che parte
> dal principio che tutto cio' che e' illecito off-
line e' illecito anche on-line, ed un attimino
> di buonsenso aiuterebbero certamente di piu'.
>
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> Patrizio Menchetti
> Avvocato
> E-mail patrizio.menchetti a menchlaw.com
> PGP public key available at http://www.menchlaw.it
>



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