tecnici -avvocati

Ettore Panella box a STARNET.IT
Mer 4 Set 2002 10:56:26 CEST


Non so gli altri ma io sto seguendo con interesse il tema.

>le norme giuridiche sono
> di fatto degli algoritmi (e qui mi fermo perche' questo e' territorio
> del Prof. Martino di Pisa e non mio),

Pero' se gli algoritmi su cui si basano i sw funzionassero alla stessa
maniera non so cosa succederebbe :-)))

>Se posso esprimermi liberamente, spero
> senza offendere nessuno, questa storia delle categorie giuridiche nuove
> di Internet mi sembra un po' una balla che e' servita a fare un
> adeguato numero di pubblicazioni del tutto teoriche a giuristi che
> dovevano fare i concorsi a cattedra all'universita'.

Non so cosa intendete con categorie giuridiche (o meglio lo immagino
solamente) l'unico problema e' che purtroppo per poter intervenire su certi
argomenti bisogna capirne un minimo. Giusto per fare un esempio abbiamo
fatto una causa ex 700 ad un fornitore di connessione il mese di agosto e
il nostro avvocato di allora non e' riuscito a far capire il problema al
giudice (non perche' non fosse bravo, anzi, ma perche' l'argomento doveva
essere ben conosciuto e capito) in realta' noi pensavamo di poter
intervenire per spiegare il problema ma essendo agosto cercavano di
sbrigarsi. In ogni caso il giudice ha ammesso la propria assoluta ignoranza
in materia. Abbiamo preferito puntare ad una ricomposizione pacifica.


 Di fatto, le
> uniche espressioni giuridiche nuove si sono avute nell'area regulatory
> e nella proprieta' intellettuale, e piu' che altro hanno adattato il
> quadro regolamentare e di proprieta' intellettuale esistente alle nuove
> soluzioni tecnologiche. ICANN, invece, e' effettivamente per il
> giurista una figura nuova ed interessante di regulatory governance, ma
> mi sembra che la' dentro ci sia ben poco della retorica techie che
> talvolta viene sbandierata qui, e devo dire che mi sembra che ci sia
> anche ben poco dei principi democratici che trovo nella costituzione o
> nelle norme civilistiche sulle associazioni senza scopo di lucro.

concordo

> L'unica divisione che per me esiste tra i giuristi e' quella tra coloro
> che comprendono, almeno superficialmente, come funziona internet in
> pratica e tra coloro che pensano che sia cosa da segretarie, e
> nonostante questo ci scrivono sopra i libri. Questo fa poi nascere
> delle posizioni "griffate" che sono pericolosissime, perche' precludono
> un approccio giuridico efficace e flessibile ai problemi. In realta'
> quindi quelli che sostengono che in molti casi nuove norme per internet
> non sono necessarie sono quelli che comprendono meglio che cosa e'
> internet. Non sono nemmeno d'accordo, comunque, sul fatto che lo stato
> vinca sempre, almeno in materia economica. Personalmente, dato che sono
> un po' vecchietto, ricordo molto bene di quando dalla mia finestra su
> Rue de Nerviens vedevo le legioni di avvocati tedeschi vomitati dalle
> bmw di grossa cilindrata targate francoforte che venivano a Bruxelles a
> difendere IBM nella procedura antitrust per l'architettura
> microchannel. Poi arrivarono le at cases e gli assemblatori, ed il
> mercato fece quello che non aveva fatto lo stato. Idem per l'open
> source: sicuramente puo' fare molto di piu' l'open source sviluppato in
> forma cooperativa su internet (e questo e' veramente un bellissimo
> dono, insieme alla stessa internet, che ci hanno fatto i tecnici) che
> il procedimento antitrust nei confronti di Microsoft, perche' in queste
> cose alla fine e' il mercato che decide.

verissimo pero' bisogna anche cercare di impedire che le grandi aziende
trovino scorciatoie per tutelare i loro interessi.


Certamente il peggior nemico
> di internet sono i vessilliferi della retorica techie, perche'
> esasperano le posizioni, ed inducono tentazioni "totalitarie" nel
> legislatore (Passigli docet). Un atteggiamento ragionevole, che parte
> dal principio che tutto cio' che e' illecito off-line e' illecito anche
> on-line, ed un attimino di buonsenso aiuterebbero certamente di piu'.

Si ma tu mi insegni che esistono reati ritenuti tali da tutti i paesi
civili, (tipo il reato di cui siamo imputati di ufficio come utenti
internet ovvero nel migliore dei casi complicita' con i pedofili), e reati
che sono ritenuti tali in un paese e non in un'altro.

Inoltre su quale base ad esempio il governo italiano ha giurisdizione
sul .it. Oggi un dominio .it puo' essere registrato da un tedesco e gestito
da un server americano. Inoltre se la RA trasferisse i suoi server sulla
Luna (ammesso che logisticamente sia possibile) oppure a Montecarlo tutto
funzionerebbe ugualmente bene indipendentemente dall'Italia. Se il .it
fosse stato invece il .pippo (lasciando tutto il resto cosi' come e' ora)
cambiava qualcosa? Oggi che ci stiamo rendendo conto che il concetto di
nazione e di stato non serve piu' a risolvere i problemi (almeno quelli
piu' importanti) non e' un po' riduttivo pensare che uno stato possa
condizionare un fenomeno come internet e non e' forse piu' intelligente
anche se piu' ambizioso pensare che un fenomeno globale come internet abbia
tutte le carte in regola per condizionare o proporre dei modelli al mondo
reale?

ciao

> ------------------------------------------------
> Patrizio Menchetti
> Avvocato
> E-mail patrizio.menchetti a menchlaw.com
> PGP public key available at http://www.menchlaw.it



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