ordinamento Internet??

P-Gianluca Navarrini (Studio de Propris) g.navarrini a GALACTICA.IT
Ven 6 Set 2002 02:36:27 CEST


----- Original Message -----
From: "Griffini Giorgio" <grunz a tin.it>
To: <ITA-PE a NIC.IT>
Cc: <patrizio.menchetti a menchlaw.com>
Sent: Friday, September 06, 2002 12:34 AM
Subject: ordinamento Internet??


> In ogni caso, dal punto di vista prettamente pratico, sulla carta mi
sembra
> piu' rapidamente efficace una norma specifica che una serie di norme piu'
> generali

in questa maniera si torna al codice di hammurabi! e così la regola rischia
sempre di essere aggirata o superata dall'imprevisto o da una nuova
acquisizione della tecnologia.
viceversa, la formulazione di regole generali ed astratte consente non solo
una maggiore elasticità (adeguando la norma ai tempi), ma anche la
possibilità di garantire la completezza dell'ordinamento (che può trovare
per ogni caso una soluzione adeguata).
visto che non è materia semplice (soprattutto quella della completezza
dell'ordinamento), provo a fare alcuni esempio.

la regola n. 1 dispone che chiunque uccida volontariamente un uomo è
soggetto alla reclusione per un periodo determinato (o determinabile). la
regola non dice se l'omicidio debba essere consumato all'arma bianca o
mediante somministrazione di sostanze chimiche letali. in tal modo la regola
disciplina anche casi di esecuzione del delitto imprevedibili (perche'
attuati con tecnologie sconosciute all'epoca della produzione della regola
medesima), ovvero articolati attraverso una serie di atti di per sé leciti
(basti pensare all'esempio scolastico dell'omicidio attuato mediante
somministrazione di sostanze zuccherine ad un soggetto diabetico).

la regola n. 2 dispone che un soggetto è tenuto a rispettare, dandovi
esecuzione, le intese intercorse con un altro soggetto, allorche' egli si
sia impegnato a compiere una qualche attività economicamente rilevante (come
si vede, rispetto a quella precedente, questa regola e' decisamente piu'
complessa). questa sola regola (che gia' di per se' costituisce un ginepraio
di problemi) diviene inapplicabile e, dunque, fonte di interminabili
controversie laddove non si chiarisca cosa si deve intendere per intese e
quando tali intese divengano vincolanti. ora, delle due l'una:
a) o il legislatore (ma si potrebbe dire, cannibalizzando una espressione
anglosassone, il facitore di regole) provvede ad elencare tutte le intese di
questo tipo (con il rischio di lasciarne fuori qualcuna, generando così una
bolgia tra i sostenitori della tassativita' e quelli della
esemplificativita' dell'elenco);
b) oppure il nostro nomo-demiurgo (rules maker) deve stabilire con norma
generale ed astratta cosa sono le intese, da che momento e fino a quando (e
con quali effetti) vincolano e, sopprattutto, chi vincolano (la bolgia tra
noi giuristi sara' comunque assicurata dalle mille e piu' questioni di lana
caprina che una simile regolamentazione sapra' suscitare nelle nostre
fantasiosissime menti).
visto che la disputa giuridica - giurisprudenziale o accademica, non
importa - sara' sempre in agguato, il metodo che mi sembra da preferire (tra
quello casistico e quello generalizzante)  è il secondo, visto che consente
una notevole semplificazione, soprattutto in ordine al numero delle regole
da redigere e, dunque, da conoscere.
non ci si pensa mai, ma proviamo a riflettere sulla circostanza che una
codificazione casistica dovrebbe, ad esempio, ripetere le stesse regole per
ogni singolo contratto (vendita, locazione, appalto, somministrazione,
transazione, ecc.), allorché - con un processo di generalizzazione - le
regole comuni possono essere rifuse in un unico capitolo dedicato ai
contratti in generale per poi disciplinare nel dettaglio i singoli
contratti, solo per gli aspetti ad essi peculiari. ma questo implica che vi
sia stata la sussunzione sotto un medesimo schema (mentale? cognitivo?) di
affari diversi, tutti riconducibili alla nozione di contratto e tutti - in
misura piu' o meno variabile - connotati da tratti simili e costanti.

Un codice di leggi chiaro e breve è un mito della rivoluzione francese, al
quale nessuno - nonostante i numerosi tentativi - ha saputo dare una forma
concreta. tant'e' che il codice napoleone (che poi e' il codice civile
francese tutt'ora in vigore) non e' affatto breve (e, forse, neanche tanto
chiaro!).

saluti



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