ordinamento Internet??

P-Gianluca Navarrini (Studio de Propris) g.navarrini a GALACTICA.IT
Dom 8 Set 2002 03:12:03 CEST


> "Uno spettro si aggira dunque per per la rete: é la teoria della
pluralita' degli ordinamenti
> giuridici. Con riferimento ad Internet questo fantasma ha assunto le
sembianze del
> "ciberspazio" (...). In questo spazio virtuale non potrebbe trovare
applicazione il diritto
> nazionale, rigidamente ancorato a concetti fisici ed anzitutto al
territorio su cui gli stati
> esercitano i loro poteri sovrani (...). Ora questa impostazione non puo'
convincere (...) Essa
> appare decisamente "antistorica" ". Davide Sarti, "Assegnazione di nomi di
dominio ed
> ordinamento statale", AIDA, 2000, 954-955.
> Con questo non voglio certo dire che la teoria "romantica" di
Albertini/Navarrini sia ufologia
> giuridica, ma solo che viene autorevolmente (e drasticamente) contestata
anche all'interno
> del mondo accademico, e non solo da noi pratici, modesti orecchianti dii
cose giuridiche :)

dopo la tassonomia :-(  ...un po' di "ufologia giuridica" - a quest'ora di
notte - mi ci voleva proprio :-)))))

...mentre le mogli dormono i cybernauti del fantadiritto pestano sulle
tastiere dei loro pc, nel vano tentativo di dar corpo e forma ad improbabili
teorie che, forse, arricchiranno la casistica della "mitologia giuridica"
(cfr. santi romano, mitologia giuridica, in frammenti di un dizionario
giuridico, rist. milano 1983, pp. 126 e ss. ...che dire!, a me 'sto santi
romano piace... è una specie di santi byron ...il gene kelly italiano).

l'obiezione di menchetti meriterebbe una replica adeguata, con ben altre
citazioni (mica un americano a roma!... ora che ci penso - rimanendo in tema
di ufologia - potrei citare il flaiano del "marziano a roma"...). non ne ho
la forza, nè le capacità...
lo ammetto: sono un dilettante del diritto di internet!
però vorrei proporre un tema di riflessione con un piccolo paragone (che
agli smaliziati occhi dei pratici - a buon intenditor... ;-) -apparirà
chiaramente in tutta la sua inconferenza :-)).

tizio è azionista di una grande multinazionale, con svariate sedi in diversi
paesi del pianeta ed una organizzazione interna molto complessa,
formalizzata in un ampio ed articolato statuto.
lo statuto non si limita a disciplinare il funzionamento della società e dei
suoi organi deliberativi, esecutivi e di controllo, ma prevede anche tutta
una serie di procedure per ovviare ad eventuali controversie tra i soci e
tra i soci e la società; pone anche una complessa regolamentazione per
sbrogliare i conflitti tra organi esecutivi di pari grado (ad esempio tra
amministratori delle sedi locali). a tal fine, il medesimo statuto prevede
l'esistenza di organi di giustizia interna (ad es. un collegio di
probiviri).
il compito di tali organi di giustizia non è certamente quello di applicare
la legge dei vari stati in cui la multinazionale si trova ad operare, ma -
molto più modestamente - è quello di far rispettare lo statuto, ovvero di
risovere controversie e contestazioni sulla base dello statuto.
non mi pare sia possibile negare a questo ente la dignità di "ordinamento
giuridico", anche se tale qualità ha un profilo esclusivamente privato.
esso, cioè, si muove non sul piano della sovranità (stato), ma su quello
della parita' (contratto). detto altrimenti, le fondamenta di tale
ordinamento non sono costituite su "regole subite", ma su "regole accettate"
(la distinzione è linguisticamente ignobile, e scientificamente
semplicistica, ma si tratta solo di un esempio da ammannire anche ai
non-giuristi... chiedo pertanto sin da ora perdono, a coloro che soffrono di
...tassonomia ;-)).
dopo aver ammesso - anche se qualcuno lo starà facendo con riserve e
distinguo ;-) - che la nostra società multinazionale costituisce al suo
interno un ordinamento giuridico diverso da quello dei singoli stati in cui
essa si trova ad operare, dobbiamo chiarire che:
a) a meno che non si tratti di società segreta o di associazione a
delinquere, l'esistenza ed il riconoscimento della multinazionale nei vari
stati è frutto dell'osservanza da parte sua del diritto internazionale e
delle leggi locali. questo farà dire ai cordiali oppositori del
navarrini-pensiero che l'ordinamento della nostra multinazionale difetta
dell'originarietà. ma - a ben vedere - anche la chiesa si comporta alla
stessa maniera, ma a nessuno (se non ne fraintendo il pensiero, neppure a
patrizio menchetti) verrebbe in mente di negare che la chiesa sia un
ordinamento a sè (anche perchè lo dice a chiare lettere l'art. 7 cost.: lo
stato e la chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine indipendenti e
sovrani - attenzione!: non lo stato città del vaticano, ma la chiesa).
b) se l'amministratore, ad esempio, della sede di milano della nostra
multinazionale assume delle decisioni contrarie allo statuto, ovvero compie
attività che spetterebbero ad altri (ad esempio all'amministratore della
sede di zurigo), la liceità della sua condotta verrà giudicata - sulla base
dello statuto e delle prassi interne alla società - dai suoi superiori
gerarchici, che eventualmente provvederanno ad applicargli le sanzioni
ritenute più opportune. e contro questa decisione, il nostro amministratore
potrà appellarsi agli organi di giustizia interni. ma se l'amministratore
picchia i propri dipendenti, non solo subirà le sanzioni aziendali, ma anche
le pene previste dal codice penale per la violenza privata e/o le percosse
e/o le lesioni.
c) se il nostro amministratore di milano - durante una vacanza in un qualche
isolotto tropicale - viene trovato in possesso di sostanze vietate (leggi:
droghe), viene sicuramente sbattutto in una confortevole cella di 4 mq
(insieme ad altre venti persone) dalla polizia locale. nessuna conseguenza
sulla sua posizione societaria.
tutto ciò è innegabile. pertanto:
a) gli ordinamenti per esistere devono riconoscersi a vicenda. l'ordinamento
italiano esiste non solo perchè ci sono gli italiani (quelli c'erano anche
molto prima del 1861), ma perchè esso è anche riconosciuto dagli altri
stati. tale riconoscimento è la conseguenza dell'osservanza della prassi
internazionale da parte dell'ordinamento che lo riceve. attenzione: anche
l'esclusione dallo scacchiere internazionale vale come riconoscimento. basti
pensare alle risoluzioni ONU di embargo. quelle sono vere e proprie sanzioni
che si applicano nei confronti di qualcuno; questo qualcuno è l'ordinamento
sanzionato. ed è di tutta evidenza che nessuno irroga sanzioni contro un
ente inesistente.
si pensi all'ordinamento della chiesa: esiste non perchè ci siano preti,
suore e fedeli, ma perchè gli altri stati lo hanno riconosciuto. ai tempi di
diocleziano (III sec. d.c.) l'ordinamento della chiesa esisteva perché
l'impero lo aveva posto fuori legge e ne perseguitava i membri
(implicitamente riconoscendone l'esistenza). con l'editto di milano (313, mi
pare, d.c.) l'imperatore costantino ne legittima la lecita esistenza.
la multinazionale (intesa come ordinamento) dell'esempio è riconosciuta
esistente dagli stati membri, in quanto lei stessa riconosce la sovranità
degli stati conformandosi alle loro regole. ma se anche vi fosse un
reciproco disconoscimento, non necessariamente la multinazionale cesserebbe
di essere un ordinamento (si pensi alla mafia... ahimè, che brutto esempio!
me ne scuso).
b) i soggetti (persone fisiche e giuridiche, altri enti) che operano nel
mercato giuridico possono contemporaneamente appartenere a più ordinamenti
ed essere quindi tenuti a rispettarne le regole (che tra loro possono anche
essere incompatibili). i cattolici in italia sono membri della chiesa e
dell'ordinamento italiano (oggi le posizioni sono abbastanza compatibili, ma
nell'ottocento mica tanto: si pensi solo alla necessità di celebrare il
doppio rito nuziale, fino al concordato del 1929).
c) gli stessi soggetti possono non essere membri di un'ordinamento e subirne
tuttavia la sovranità - avendone violato le regole - senza alcuna
ripercussione sulla loro posizione nell'ordinamento o negli ordinamenti di
appartenenza.

a me pare che la comunità di internet forse possa essere intesa come
ordinamento.

ora vado a dormire. ci pensero' domani.

ciao a tutti
gianluca navarrini



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