ordinamento Internet??

Ettore Panella box a STARNET.IT
Dom 8 Set 2002 18:48:09 CEST


Non vorrei fare la figura dello spettatore tifoso che guarda lo spettacolo
nell'arena :-)
ma devo dire che il tuo intervento mi e' sembrato molto convincente.


>
> dopo la tassonomia :-(  ...un po' di "ufologia giuridica" - a quest'ora
> di notte - mi ci voleva proprio :-)))))
>
> ...mentre le mogli dormono i cybernauti del fantadiritto pestano sulle
> tastiere dei loro pc, nel vano tentativo di dar corpo e forma ad
> improbabili teorie che, forse, arricchiranno la casistica della
> "mitologia giuridica" (cfr. santi romano, mitologia giuridica, in
> frammenti di un dizionario giuridico, rist. milano 1983, pp. 126 e ss.
> ...che dire!, a me 'sto santi romano piace... è una specie di santi
> byron ...il gene kelly italiano).
>
> l'obiezione di menchetti meriterebbe una replica adeguata, con ben
> altre citazioni (mica un americano a roma!... ora che ci penso -
> rimanendo in tema di ufologia - potrei citare il flaiano del "marziano
> a roma"...). non ne ho la forza, nè le capacità...
> lo ammetto: sono un dilettante del diritto di internet!
> però vorrei proporre un tema di riflessione con un piccolo paragone
> (che agli smaliziati occhi dei pratici - a buon intenditor... ;-)
> -apparirà chiaramente in tutta la sua inconferenza :-)).
>
> tizio è azionista di una grande multinazionale, con svariate sedi in
> diversi paesi del pianeta ed una organizzazione interna molto
> complessa,
> formalizzata in un ampio ed articolato statuto.
> lo statuto non si limita a disciplinare il funzionamento della società
> e dei suoi organi deliberativi, esecutivi e di controllo, ma prevede
> anche tutta una serie di procedure per ovviare ad eventuali
> controversie tra i soci e tra i soci e la società; pone anche una
> complessa regolamentazione per sbrogliare i conflitti tra organi
> esecutivi di pari grado (ad esempio tra amministratori delle sedi
> locali). a tal fine, il medesimo statuto prevede l'esistenza di organi
> di giustizia interna (ad es. un collegio di
> probiviri).
> il compito di tali organi di giustizia non è certamente quello di
> applicare la legge dei vari stati in cui la multinazionale si trova ad
> operare, ma - molto più modestamente - è quello di far rispettare lo
> statuto, ovvero di risovere controversie e contestazioni sulla base
> dello statuto.
> non mi pare sia possibile negare a questo ente la dignità di
> "ordinamento giuridico", anche se tale qualità ha un profilo
> esclusivamente privato. esso, cioè, si muove non sul piano della
> sovranità (stato), ma su quello della parita' (contratto). detto
> altrimenti, le fondamenta di tale ordinamento non sono costituite su
> "regole subite", ma su "regole accettate" (la distinzione è
> linguisticamente ignobile, e scientificamente
>semplicistica, ma si tratta solo di un esempio da ammannire anche ai
>non-giuristi... chiedo pertanto sin da ora perdono, a coloro che
>soffrono di ...tassonomia ;-)).
> dopo aver ammesso - anche se qualcuno lo starà facendo con riserve e
> distinguo ;-) - che la nostra società multinazionale costituisce al suo
> interno un ordinamento giuridico diverso da quello dei singoli stati in
> cui essa si trova ad operare, dobbiamo chiarire che:
> a) a meno che non si tratti di società segreta o di associazione a
> delinquere, l'esistenza ed il riconoscimento della multinazionale nei
> vari stati è frutto dell'osservanza da parte sua del diritto
> internazionale e delle leggi locali. questo farà dire ai cordiali
> oppositori del
> navarrini-pensiero che l'ordinamento della nostra multinazionale
> difetta dell'originarietà. ma - a ben vedere - anche la chiesa si
> comporta alla stessa maniera, ma a nessuno (se non ne fraintendo il
> pensiero, neppure a patrizio menchetti) verrebbe in mente di negare che
> la chiesa sia un ordinamento a sè (anche perchè lo dice a chiare
> lettere l'art. 7 cost.: lo stato e la chiesa cattolica sono, ciascuno
> nel proprio ordine indipendenti e sovrani - attenzione!: non lo stato
> città del vaticano, ma la chiesa). b) se l'amministratore, ad esempio,
> della sede di milano della nostra multinazionale assume delle decisioni
> contrarie allo statuto, ovvero compie attività che spetterebbero ad
> altri (ad esempio all'amministratore della sede di zurigo), la liceità
> della sua condotta verrà giudicata - sulla base dello statuto e delle
> prassi interne alla società - dai suoi superiori gerarchici, che
> eventualmente provvederanno ad applicargli le sanzioni ritenute più
> opportune. e contro questa decisione, il nostro amministratore potrà
> appellarsi agli organi di giustizia interni. ma se l'amministratore
> picchia i propri dipendenti, non solo subirà le sanzioni aziendali, ma
> anche le pene previste dal codice penale per la violenza privata e/o le
> percosse e/o le lesioni.
> c) se il nostro amministratore di milano - durante una vacanza in un
> qualche isolotto tropicale - viene trovato in possesso di sostanze
> vietate (leggi: droghe), viene sicuramente sbattutto in una
> confortevole cella di 4 mq (insieme ad altre venti persone) dalla
> polizia locale. nessuna conseguenza sulla sua posizione societaria.
> tutto ciò è innegabile. pertanto:
> a) gli ordinamenti per esistere devono riconoscersi a vicenda.
> l'ordinamento italiano esiste non solo perchè ci sono gli italiani
> (quelli c'erano anche molto prima del 1861), ma perchè esso è anche
> riconosciuto dagli altri stati. tale riconoscimento è la conseguenza
> dell'osservanza della prassi internazionale da parte dell'ordinamento
> che lo riceve. attenzione: anche l'esclusione dallo scacchiere
> internazionale vale come riconoscimento. basti pensare alle risoluzioni
> ONU di embargo. quelle sono vere e proprie sanzioni che si applicano
> nei confronti di qualcuno; questo qualcuno è l'ordinamento sanzionato.
> ed è di tutta evidenza che nessuno irroga sanzioni contro un ente
> inesistente.
>si pensi all'ordinamento della chiesa: esiste non perchè ci siano preti,
>suore e fedeli, ma perchè gli altri stati lo hanno riconosciuto. ai
>tempi di diocleziano (III sec. d.c.) l'ordinamento della chiesa esisteva
>perché l'impero lo aveva posto fuori legge e ne perseguitava i membri
> (implicitamente riconoscendone l'esistenza). con l'editto di milano
> (313, mi pare, d.c.) l'imperatore costantino ne legittima la lecita
> esistenza. la multinazionale (intesa come ordinamento) dell'esempio è
> riconosciuta esistente dagli stati membri, in quanto lei stessa
> riconosce la sovranità degli stati conformandosi alle loro regole. ma
> se anche vi fosse un reciproco disconoscimento, non necessariamente la
> multinazionale cesserebbe di essere un ordinamento (si pensi alla
> mafia... ahimè, che brutto esempio! me ne scuso).
> b) i soggetti (persone fisiche e giuridiche, altri enti) che operano
> nel mercato giuridico possono contemporaneamente appartenere a più
> ordinamenti ed essere quindi tenuti a rispettarne le regole (che tra
> loro possono anche essere incompatibili). i cattolici in italia sono
> membri della chiesa e dell'ordinamento italiano (oggi le posizioni sono
> abbastanza compatibili, ma nell'ottocento mica tanto: si pensi solo
> alla necessità di celebrare il doppio rito nuziale, fino al concordato
> del 1929).
> c) gli stessi soggetti possono non essere membri di un'ordinamento e
> subirne tuttavia la sovranità - avendone violato le regole - senza
> alcuna
> ripercussione sulla loro posizione nell'ordinamento o negli ordinamenti
> di appartenenza.
>
> a me pare che la comunità di internet forse possa essere intesa come
> ordinamento.
>
> ora vado a dormire. ci pensero' domani.
>
> ciao a tutti
> gianluca navarrini



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