ordinamento Internet??

P-Gianluca Navarrini (Studio de Propris) g.navarrini a GALACTICA.IT
Dom 8 Set 2002 23:42:53 CEST


----- Original Message -----
From: "chiari mario" <chiari.hm a FLASHNET.IT>
To: <g.navarrini a GALACTICA.IT>; "n.a. ita-pe" <ita-pe a NIC.IT>
Sent: Sunday, September 08, 2002 3:40 PM
Subject: Re: ordinamento Internet??


> At 03.12 08/09/02 +0200, g.navarrini a GALACTICA.IT wrote:
>
> ...............................
> ..............................
> ...........................
> >a me pare che la comunità di internet forse possa essere intesa come
> >ordinamento.
>
> quale sarebbe lo statuto? (equivalente a quello della multinazionale)

la domanda mi piace e merita l'impegno di una risposta.

visto che ho già dichiarato il mio dilettantismo (e non mi vorrei montare la
testa per l'apprezzamento ricevuto da Panella, che ringrazio di cuore)
continuo con ...le parabole (... e meno male che non mi dovevo montare la
testa :-)))).

tutti noi abbiamo più o meno presente cosa sia un partito politico o un
sindacato (per carità, signori, cerchiamo di evitare gesti ed espressioni
scurrili. grazie).
ora una associazione di tal genere opera con svariate ramificazioni. c'è una
segreteria nazionale; ce n'è una regionale; un'altra provinciale; e poi
tante sezioni locali.
bene, ciascuna "cellula" ha una propria organizzazione interna autonoma (un
proprio statuto). solo che, a base di tutto, c'è l'accordo iniziale,
attraverso il quale ogni singola cellula si coordina a tutte le altre (la
dottrina civilistica al proposito parla di associazioni dipendenti,
complesse e/o parallele, a seconda del tipo di coordinamento che c'è tra
loro: ex multis, si veda F. Galgano, Diritto civile e commerciale, vol. I,
II ed., Padova, Cedam, 1993, pp. 248 e ss.).

fin qui tutto facile (spero).

allarghiamo l'orizzonte oltre i confini dello stato (e delle nostre beghe
politiche...) e vediamo di capire come funziona la comunità (rectius:
l'ordinamento) dell'internet.

allora...
all'inizio, da qualche parte, c'è un gruppo di persone che elabora alcuni
protocolli tecnici per la trasmissione di dati.
da qualche altra parte (meglio: da nessuna parte ed, al contempo, dovunque)
c'è un gruppo di persone che inizia ad usare questi protocolli esattamente
per lo scopo per cui essi sono stati sviluppati: per comunicare (esattamente
come noi).

non c'è dubbio che i protocolli di trasmissione dei dati siano, nè più nè
meno, equivalenti al telegrafo, al telefono, alla radio, al fax, ecc. solo
che essi diventano sempre più efficienti e potenti (fino ad esserlo anche
più della televisione).

i pochi, iniziali, utenti della rete cominciano a crescere: fintanto che
tutti (o quasi) si conoscono le relazioni sono regolate dalla buona
educazione (anche perché, si tratta quasi esclusivamente di ricercatori e di
tecnici qualificati... mica di "avvocaticchi" ;-)))))). allorchè la comunità
si allarga, qualcuno raccoglie in un documento le regole di netiquette.

la netiquette è, se si vuole, la cellula primigenia della costituzione della
comunità dell'internet. questa cellula di costituzione a me sembra un poco
come la lex duodecim tabularum - la legge delle dodici tavole - per i
non-tecnici del latino... ;-))) - scritta esattamente a metà del quinto
secolo a.c. dalla commissione decemvirale (tipo il nostro CE, per
intenderci).
infatti qualcuno l'ha scritta da qualche parte su un server, la prima
volta... ma già era vigente come consuetudine della rete, in quanto
tacitamente accettata e rispettata sin dall'inizio dai ...pionieri.

prevengo sin da ora una possibile contestazione: lo so che la netiquette non
regola tutte le attività della rete, ma solo quelle di comunicazione
attraverso le mail. infatti non ho parlato di "statuto" o di "costituzione",
ma solo di "cellula". tuttavia è importante per comprendere come funziona la
comunità dell'internet (ed il suo asserito ordinamento).
riprendo le fila del discorso e proseguo (scusate se mi dilungo... ma fare
una domanda in due righe è semplice; dare una risposta esauriente nello
stesso spazio - almeno per me - no).

la netiquette è, dunque, una norma che nessun legislatore ha dettato, perchè
è una consuetudine (opinio iuris vel necessitatis... un po' di latinorum fa
sempre bene;-)))).
come era consuetudinaria la legge delle 12 tavole (mores maiorum) e come lo
è oggi la costituzione inglese (e chissa di quanti altri paesi che non
conosco). il fatto di essere una consuetudine non la priva in alcun modo
della (scusate, è una parola orribile) "giuridicità". anche perchè alla
consuetudine iniziale si è aggiunta l'accettazione contrattuale successiva.

ecco. questo a mio modestissimo avviso può essere considerato il punto di
svolta.

io non so a chi sia venuto in mente; nè quando, né dove. so, però, che sin
dal primo abbonamento a internet che ho sottoscritto (virtualmente) tra le
clausole che ho accettato c'era anche quella del rispetto della netiquette
(che non ha alcun profilo di vessatorietà e, dunque, può essere benissimo
accettata anche con un ...clic!).

basta poi cercare tra le regole di naming per scoprire che all'art. 13.1 si
dispone che <<nella lettera di AR devono essere dichiarati i dati
identificativi del richiedente. Il richiedente deve inoltre dichiarare di
conoscere i principi fondamentali di utilizzo delle risorse e della rete
Internet, di avere preso visione delle norme predisposte dalla NA e dei
principi espressi nel documento "Netiquette" (disponibile presso la NA) e di
impegnarsi a rispettarli>>.

la nostra piccola comunità è tanto attenta alla netiquette che si discute
accanitamente sulla violazione delle regole, sulle sanzioni e
sull'efficienza dei metodi antispamming...

non vado oltre, perché mi sembra che ce ne sia abbastanza per dimostrare
che:

A) il protocollo tecnico dell'internet è come il telefono (e su questo
menchetti, sammarco, ecc. hanno ragione);
B) le persone che usano il protocollo per comunicare, riempiendolo di
contenuti, sono una comunità che - come tutte le comunità di questo mondo -
per funzionare senza intralci (o con il minor numero di intralci) ha bisogno
di regole;
C) visto che in origine la comunità era estremamente ristretta, questa si è
data delle regole autonome, senza aspettare che le fossero dettate da un
legislatore statale (sempre in ritardo su certi fenomeni) e, così ha
costituito il primo nucleo dell'ordinamento di internet (netiquette).
D) successivamente la netiquette è diventata oggetto di clausola
contrattuale alla cui accettazione è condizionato non solo l'attribuzione di
un dominio, ma anche - in una specie di gioco di specchi, o se si vuole di
circolo virtuoso - il godimento degli altri servizi internet (il provider si
impegna con la RA, ma vuole l'impegno, a sua volta, dei propri clienti,
anche se questi si limitano ad avere solo un accesso casalingo alla rete,
senza servizi di hosting o di mentenimento di nomi a dominio).
E) alla fine - esattamente come accade per lo statuto di una società - tutti
coloro che utilizzano internet hanno (più o meno consapevolmente)
sottoscritto quella cellula di costituzione che è la netiquette,
vincolandosi ad essa.

lascio ai miei garbati interlocutori il resto...

ciao a tutti

gianluca navarrini



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