pornosquatting

Enzo Fogliani fog a FOG.IT
Mer 20 Ago 2003 14:28:25 CEST


Il 20/08/2003 12.29.58, Vittorio Bertola <vb a BERTOLA.EU.ORG> ha scritto:

>On Fri, 08 Aug 2003 00:20:41 +0200, you wrote:
>
>>http://www.crdd.it/decisioni/jagermeister.htm
>
>Detto che, nella sostanza, la decisione mi sembra condivisibile, avrei
>da chiedere un chiarimento su un punto formale.
>
>Nella decisione si dice infatti che (come necessario perche' la
>riassegnazione possa avere luogo) il punto B delle condizioni di
>riassegnazione e' soddisfatto in quanto il resistente non soddisfa
>nessuna delle tre sotto-condizioni previste al 16.6, e in particolare
>che "Dagli atti acquisiti da questa procedura non risulta che la
>Sig.ra Ming prima di avere avuto conoscenza della contestazione abbia
>usato in buona fede ovvero si sia preparata oggettivamente ad usare il
>nome a dominio per offrire al pubblico beni o servizi (art. 16.6.1)".
>
>Io non ho visto il sito, quindi mi baso solo su quello che e' stato
>scritto; ma se non ho capito male il sito offriva dialer porno e altri
>servizi pornografici a pagamento. Dunque in che senso il 16.6.1 non e'
>soddisfatto? E' perche' si richiede non solo che il dominio sia stato
>usato per offrire beni e servizi, ma anche che sia stato "usato in
>buona fede"? Oppure perche' si ritiene che quelli offerti non fossero
>"beni e servizi"? Oppure perche' la documentazione del resistente era
>insufficiente a provare la cosa?

Dal contesto della decisione mi sembra che si tratti del primo caso.

>Nel primo caso, cio' equivarrebbe a dire che se e' soddisfatto (a
>favore del ricorrente) il punto C delle condizioni di riassegnazione
>(ossia si ritiene provata la mala fede del resistente), allora
>l'articolo 16.6.1 (a favore del resistente) non puo' mai essere
>soddisfatto, e quindi tanto varrebbe eliminarlo?

Non è così matematico. Le parti possono provare dei fatti, dai quali il saggio
puo'  trarre il proprio convincimento. E' abbastanza ovvio che delle due l'una:
o il resistente è in buona fede, o è in malafede. L'una delle due possibili
decisioni dipende però dai fatti che le due parti provano; e ovviamente
ognuna ha interesse a dimostrare quelle che portano loro vantaggio.

In quest'ottica, eliminare il 16.6.1 significherebbe dire che una volta che il
ricorrente ha provato quei fatti da cui il saggio puo' dedurre la malafede, il
resistente non puo'  piu'  fare nulla. Il che sarebbe ingiusto, in quanto puo'
provare alcuni altri fatti che, opposti a quelli provati dal ricorrente, convincono
il saggio che non vi era malafede.

La stessa situazione si verifica, in un certo senso, per il diritto al nome a
dominio contestato. Anche qui, anche se il ricorrente ha dimostrato un
proprio diritto al nome in contestazione (p. es., perchè ne ha registrato il
marchio), il resistente è comunque ammesso a provare che anche egli ha
un pari diritto concorrente (p. es.: ha usato lo stesso marchio di fatto da
periodo precedente alla registrazione da parte del ricorrente).

Come vedi, la cosa ha un senso, che va visto non nel momento statico della
decisione, ma nel momento dinamico del procedimento, in relazione alla
distribuzione dell'onere probatorio.

Ciao,

Enzo.




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