Internet e Geronimo

Control C master a CHIARI.NET
Sab 23 Ago 2003 10:54:41 CEST


Ettore,

sono uno di quelli *attenti* alla tua operazione newglobal.it, se non
altro perche' un patente limite culturale della rete in questi anni e'
stata una certa curiosa latitanza di voci del network nel dibattito su
quella globalizzazione che, insomma, proprio la Rete innerva di
infrastruttura, tecnologia ...

... E modelli di comunicazione: per cerco di porti con precisione il
problema, a prescindere ovviamente dal franco e caratterizzato RGB
(0,128,0) color verde del tuo appassionato intervento. Le strategie del
network sono inevitabilmente tecniche: e' cosa buona e giusta che i
mondi della rete siano attraversati dalle correnti tensioni - ma credo
che nei confronti delle *Ideologie* sia da tenere la stessa attitudine
che si prende nei confronti del *Potere*: studio, interlocuzione, tavoli
d' interazione - ma , IN FINE, rivendicazione di una discriminante e non
contrattabile ragione del network:

pubblico dominio dei protocolli di pubblica comunicazione

(Stefano Trumpy ha in edizione una importante riflessione ha proposito
del *miracolo* di Internet).

P.S. Lo sai, vero, che oggi non ci sono solo non ci sono solo i muri fra
i primi tre mondi - ma che nel PRIMO mondo bisogna mettere sul banco
centinaia di migliaia di dollari per stabilrsi in Neozelanda e
Australia... mai dimenticare che per gran parte i pionieri d' America
erano i paria di comunita' neglette d' Europa: erono i *nostri*
indiani...

Ciao
Giorgio
:::::::


box a STARNET.IT wrote:
>
> LETTERA APERTA
>
> Da tempo ho paragonato quello che è successo a partire dal 1998 in poi su
> Internet alla triste epopea del far west, dove un’orda famelica desiderosa
> di acquisire terra e ricchezze ha invaso le praterie americane annientando
> anche fisicamente le civiltà indigene. Il bluff della nuova economia, con
> tutti quei personaggi pieni di idee Strampalate, ha generato una
> disastrosa corsa all’oro. Inutile dire che l’oro non c’era ed infatti in
> molti hanno perso tutto, ma quel che è peggio hanno fatto perdere tutto a
> quegli italiani che, ingenuamente, hanno avuto fiducia in loro. Questo
> paragone, secondo me, rappresenta nitidamente quello che sta avvenendo su
> Internet. Chi ha avuto la volontà di andare oltre la facile retorica dei
> film western ed ha voluto capire l’essenza dei popoli nativi americani,
> può realmente comprenderlo, perché in quello scontro si combatterono non
> solo due popoli, ma anche due mondi e due culture. Da un lato la cultura
> dello sviluppo sostenibile, facilmente identificabile nel modo di cacciare
> il bisonte dei pellerossa, che uccidevano solo gli esemplari di cui
> avevano bisogno scegliendoli tra i più deboli, dall’altro una società
> fortemente distruttiva, capace di sparare all’impazzata da un treno sulle
> mandrie in transito per il solo gusto di uccidere quanti più esemplari
> possibile. Da un lato vi erano popolazioni inserite ed adattate al loro
> mondo e dall’altro una popolazione, o, sarebbe meglio dire un insieme
> disomogeneo di individui, che si ponevano al di fuori da quel contesto e
> con l’idea dello sviluppo infinito. Per quelli come me che conosco
> Internet da tempo e che hanno lavorato grazie alla grande rete fin dal
> 1995, quando in pochi la conoscevano e non vi era nessuna illusione di
> guadagno facile, ma solo lavoro duro, per quelli che hanno creduto che
> questo strumento potesse permettere agli individui di avvicinarsi e di
> condividere cose importantissime come la conoscenza (vedi l’esperienza
> open source), per quelli che considerano importante la netiquette, ovvero
> le regole della rete, per quelli che, come me, hanno lavorato anche 12 ore
> al giorno, non per motivi economici, ma per passione e, soprattutto,
> perché consapevoli di partecipare ad un progetto innovativo, capace di
> portare nuove opportunità e nuove idee all’umanità appare evidente lo
> sconcerto nell’osservare la continua aggressione a tutti gli spazi, a
> tutte le regole ed a tutti i principi ritenuti “sacri” da parte di persone
> venute da mondi lontani. Come non ridere se la cosa non fosse tragica dei
> business plan realizzati dai novelli Cercatori d’oro convinti di aver
> trovato il filone giusto? Come non pensare alle multinazionali che
> vogliono condizionare un mondo che neppure conoscono e men che meno amano?
> Come non pensare che in fondo stiamo anche inconsapevolmente combattendo
> contro tutte le degenerazioni create da utenti non adeguatamente
> preparati? Fenomeni come lo Spam, ad esempio, ci hanno costretto a
> cambiare una delle caratteristiche dei server di posta elettronica, ovvero
> il fatto che fossero collaborativi. Infatti, qualora un utente che, per
> problemi tecnici, non potesse inviare mail tramite il server smtp del
> proprio provider, avrebbe potuto utilizzarne qualsiasi altro. Oggi non si
> può più farlo. Insomma vediamo giorno dopo giorno recintare pezzi della
> prateria e vediamo addirittura i soldati del settimo cavalleggeri, (le
> case discografiche, le multinazionali in generale e quelle del software in
> particolare, i cercatori di facile consenso ecc.) venire a chiederci di
> abbandonare “i sacri terreni dove sono sepolti gli antenati” e
> rinchiuderci nelle riserve indiane.
>
> Dove abbiamo sbagliato?
>
> Perché non siamo riusciti ad affermare anche nel mondo reale idee come la
> condivisione del sapere sviluppatasi nei tantissimi newsgroup e nella
> filosofia open source oppure il valore della collaborazione o il
> superamento dei confini nazionali, ma, soprattutto, perché non siamo
> riusciti a proporre il tipo di globalizzazione sviluppato su Internet come
> la base di un modello valido per una globalizzazione planetaria migliore
> di quella propostaci dai consigli di amministrazione delle multinazionali?
> Perché addirittura, invece di riuscire ad esportare i valori dei fondatori
> di Internet, siamo costretti a vederli ogni giorno calpestati? Come è
> finita tra i pellerossa e l’uomo bianco lo sappiamo e le parole
> dell’ultimo grande capo Geronimo sono un monito per tutti:
>
> "Il sole si leva, brilla per lungo tempo. Tramonta. Scende ed é perso.
> Così sarà per gli indiani...Passeranno ancora un paio di anni e ciò che
> l'uomo bianco scrive nei suoi libri sarà tutto ciò che si potrà ancora
> udire a proposito degli indiani"
>
> Sarà così anche per Internet? Fra qualche anno questo incredibile
> strumento sarà veramente ridotto ad un orrendo supermercato con aziende
> potenti che stabiliscono ogni cosa arrogandosi ogni diritto a discapito
> degli utenti e dei piccoli operatori? Ed in quei tristi giorni cosa
> resterà di quegli “indiani”, che hanno saputo trasformare un semplice
> strumento di comunicazione in una cultura, una idea, un progetto insomma
> in una civiltà? Ci sarà ancora memoria di quel progetto incompiuto che ha
> appassionato centinaia di migliaia di persone nel mondo?
>
> Il Presidente dell'associazione newglobal.it
> Ettore Panella



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