Internet e Geronimo

Ettore box a STARNET.IT
Dom 24 Ago 2003 11:02:03 CEST


Caro Giorgio è un piacere rispondere alla tua mail e poichè non sono
iscritto al forum isoc ti prego di postarla tu per me
qualora giustamente non mi sia permesso farlo direttamente

> Ettore,
>
> sono uno di quelli *attenti* alla tua operazione newglobal.it,

ti ringrazio ed infatti ti "corteggio" spudoratamente :-)))

se non
> altro perche' un patente limite culturale della rete in questi anni e'
> stata una certa curiosa latitanza di voci del network nel dibattito su
> quella globalizzazione che, insomma, proprio la Rete innerva di
> infrastruttura, tecnologia ...

I pilastri su cui poggia la globalizzazione sono tre
Economia, Ambiente e Telecomunicazioni, in tutti e tre le scelte che si
stanno facendo o che si faranno determineranno in modo indelebile il tipo
di società del futuro, ma mentre per quanto riguarda l'economia e
l'ambiente il dibattito è molto serrato, nel settore delle
telecomunicazioni i gruppi tra virgolette alternativi che si sono
aggregati attorno ad Internet e che hanno prodotto esperienze importanti
come l'open source o l'idea di collaborazione o gruppo svincolato dalla
dimensione fisica e quindi senza barriere geografiche non riescono ad
uscire dal loro ambito e proporre come modello in altri campi tutto il
buono creato e tantomeno riescono a proporre e a difendere con forza le
loro conquiste neanche nel solo campo delle telecomunicazioni.

Noi che apparteniamo alla prima "ondata" abbiamo il problema di comunicare
quanto di buono fatto ai nuovi arrivati su Internet , cosa resa
problematica dal fatto che i nuovi utenti generalmente usano il mezzo in
maniera esclusivamente "utilitaristica"
non utilizzando ad esempio i newsgroup o comunque non interessandosi alla
"civiltà" sviluppata sulla rete o dalla rete che dir si voglia ( quanti di
questi sanno il significato, ad esempio, di netiquette?), a questo
problema che di per se non è piccolo bisogna aggiungere anche la
maggioranza della gente che non vuole saperne di Internet e che anzi la
vede come un elemento negativo.
Parlare e discutere della rete come spesso facciamo non serve ad altro che
a parlarsi addosso senza incidere in alcun modo nella società reale.
L'unica nostra possibilità è accettare la sfida e uscire dal mondo
virtuale per rientrare nel mondo reale per incontrare tutta questa gente e
magari parlargli della nostra esperienza. Per dirla in breve fare il
contrario di quello che tutti vogliono fare, cioè invece di pensare a
portare il mondo reale (con tutte le sue isterie) nel mondo virtuale
dobbiamo portare il buono del mondo virtuale nel mondo reale.
Solo per fare un esempio dobbiamo domandarci se l'esperienza open source
(e suoi derivati ) che ha retto bene nel settore dell'informatica può
opportunamente adattata essere applicabile per esempio nel settore della
farmaceutica (o in altri).
Dobbiamo farlo alla nostra maniera, ovvero da tecnici o aspiranti tali,
cioè non dobbiamo pensare di progettare la società perfetta a tavolino e
scoprire poi dopo aver massacrato metà della popolazione che abbiamo
sbagliato tutto, dobbiamo progettare, provare, sperimentare, testare,
criticare  e magari buttare nel cestino le idee prodotte se alla verifica
dei fatti risultassero inapplicabili o peggiori del male da curare.

Insomma anche se non ne siamo pienamente consapevoli il "nostro mondo" ha
creato tante idee importanti ed il nostro modello di globalizzazione è
sicuramente migliore del modello di globalizzazione spinto dai consigli di
amministrazione delle multinazionali ormai decise ad introdurre forme di
monopolio artificiose.
Orrori come l'attuale EUCD, l'idea di brevettare il sw, il diritto
d'autore fino a 70 anni dalla morte dell'autore, la pirateria biotech (che
vuol brevettare piante e rimedi che gli indigeni conoscono da millenni),
la capacità di controllo sociale che i computer possono realizzare (altro
che i nazisti a cui con  il sistema delle delazioni  bastavano 12 SS per
controllare perfettamente una media città tedesca)  condizioneranno troppo
il futuro per restare ai margini del dibattito  proprio noi e proprio ora
che si stabilisce di fatto tutto.



>
> ... E modelli di comunicazione: per cerco di porti con precisione il
> problema, a prescindere ovviamente dal franco e caratterizzato RGB
> (0,128,0) color verde del tuo appassionato intervento.

Sono stato e rimango ambientalista da quando avevo 20 anni, impossibile
che non traspaia dalle cose che dico :-)))


 Le strategie del
> network sono inevitabilmente tecniche: e' cosa buona e giusta che i
> mondi della rete siano attraversati dalle correnti tensioni - ma credo
> che nei confronti delle *Ideologie*

Personalmente io ritengo le ideologie una iattura, infatti dico sempre che
bisogna essere sempre pronti a buttare nel cestino tutte le idee che non
reggessero a delle verifiche serie, però le idee sono importanti e bisogna
sempre averne.
Oggi più che mai abbiamo bisogno di poche regole e tutte a favore della
collettività e non di pochi interessi.

sia da tenere la stessa attitudine
> che si prende nei confronti del *Potere*: studio, interlocuzione, tavoli
> d' interazione - ma , IN FINE, rivendicazione di una discriminante e non
> contrattabile ragione del network:

Sono due cose nettamente separate, da un lato vi è il tentativo di
compromesso tra le ragioni del network e le ragioni del potere che la NA,
ISOC, AP, Allocchio o Trumphy ecc. portano avanti correttamente e con
saggezza ma che tuttosommato è un obiettivo di "difesa" dell'esistente,
dall'altro invece c'è il bisogno di un obiettivo di "attacco" ovvero
esportare il nostro mondo nel mondo reale con l'orgoglio e la
determinazione di chi è cosciente di essere portatore di idee importanti.

Tra i tanti che "ululano alla luna" il loro dissenso, gli unici che sono
stati veramente capaci di mettere in difficoltà una super multinazionale
come la Microsoft sono stati i programmatori e gli attivisti del sw
libero.
Dobbiamo sempre ricordarcelo sia per capire cosa fare in futuro sia per
non cadere nella depressione e cedere all'idea del tutto già deciso.



>
> pubblico dominio dei protocolli di pubblica comunicazione
>
> (Stefano Trumpy ha in edizione una importante riflessione ha proposito
> del *miracolo* di Internet).
>
> P.S. Lo sai, vero, che oggi non ci sono solo non ci sono solo i muri fra
> i primi tre mondi - ma che nel PRIMO mondo bisogna mettere sul banco
> centinaia di migliaia di dollari per stabilrsi in Neozelanda e
> Australia...

Il problema non è avere un mondo tutto uguale secondo me, ma avere un
mondo capace di essere collaborativo, dove a tutti possano essere
garantiti i diritti essenziali come la sanità e l'istruzione, un mondo
capace di risolvere i propri problemi in maniera efficace e dove vi siano
poche regole a favore della collettività e dove non vi siano monopoli e
tutti possano competere ad armi pari.

mai dimenticare che per gran parte i pionieri d' America
> erano i paria di comunita' neglette d' Europa: erono i *nostri*
> indiani...

attenzione le cose sono differenti, nella conquista delle americhe (ma
anche altrove, l'Australia che citi ad esempio) un gruppo di reietti (i
conquistadores erano criminali comuni nel loro paese) della peggior specie
ha distrutto con il saccheggio e con le proprie malattie (il vaiolo) o i
vizi (l'alcool) delle civiltà preesistenti. A quel mondo ne hanno
sostituito un altro con la forza.
Che poi a farlo siano stati i reietti d'Europa questo ha poco valore anche
se le persone a cui ti riferisci rappresentano la seconda ondata ovvero
quelli che arrivano dopo quando il lavoro sporco è già stato fatto.

Ciao
Ettore

> Ciao
> Giorgio
> :::::::



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