c'e' bisogno del vostro contributo

Lapo Sergi lapo.sergi a QUIXE.IT
Mer 17 Dic 2003 16:13:47 CET


Cara Alessia,

non mi sottraggo dal fornire il mio contributo: tralascio l'ovvio, ossia che
il nome a dominio non è un marchio poichè oggetto diverso (citando le regole
di naming) ed anche le considerazioni di carattere prettamente legale, che
lascio agli Avvocati essendocene numerosi ed illustri in lista.

Ciò che mi preme sottolineare - da imprenditore - è che in un'Italia la cui
classe politica sostiene di voler favorire la crescita delle aziende,
incentivando l'innovazione e riducendo la burocrazia, volere legare un
settore ad altissima dinamicità come quello di internet ad uno arcaico,
obsoleto e lento come quello dei marchi d'impresa è FOLLE.

Te lo dico al raggiungimento (il 28 dicembre) dei 3 anni dal deposito del
marchio QUIXE, il quale è ancora in attesa di registrazione. Prassi
perfettamente nei tempi, come sostiene la CCIIA locale. Questi tempi sono
dovuti a non meglio identificati "controlli" che però determinano una
differenza sostanziale: pur essendo il marchio depositato tutelato
legalmente come quello registrato, lo stesso ha una forza inferiore poichè
esperiti i famigerati "controlli" la registrazione potrebbe essere anche
negata, teoricamente.

Dunque la registrazione del dominio se fosse parificata alla registrazione
del marchio, quale prassi seguierebbe?
Tre anni per ottenere un nome a dominio potrebbero determinare il fallimento
di qualsiasi iniziativa!
E la registrazione "sub-judice" similare al deposito del marchio, lascerebbe
sempre l'imprenditore nell'incertezza di investire sulla raggiungibilità di
un certo dominio che poi potrebbe essere negata, con grave danno per
l'azienda, al punto di dissuaderla dall'investire nel settore per dedicarsi
a canali di comunicazione magari più costosi ma più sicuri. Alla faccia
dell'innovazione.

Ricordo a tutti che, mentre si parla di LAR elettronica, ossia che un fax
firmato dà fastidio al punto di volerlo eliminare per rendere la prassi
della registrazione più spedita, dall'altra si propone di legarla ai marchi
d'impresa per i quali (se non ricordo male) ci sono da compilare modulo
cartaceo richiesta a macchina in doppia copia, da preparare 8 marchiettini
di cartone 7 x 7 cm. con il marchio sopra riprodotto, dichiarazioni di
protezione in 3 copie originali , lo stelloncino (!), cioè un cartoncino con
l'elenco dei prodotti servizi  etc etc etc , marche da bollo a profusione,
versamento all'UPICA e deposito della domanda di persona (Ufficio Marchi e
Brevetti dalle 9 alle 12, giorni feriali, please).

Insomma, una prassi in puro stile anni '30, contro un qualcosa di moderno e
rapido. Una prassi costosa (sui 150 euro, incluso tutto) contro i 15 di
media di un domain name .it al cliente finale. Ovviamente - se tutti questi
controlli dovranno essere predisposti - c'è da aspettarsi che i domini
finiscano per costare di più. Perchè la parificazione ai marchi, secondo me,
non potrà limitarsi solo al caso di controversia ma dovrà includere delle
prassi preventive.

L'alternativa è registrare un *.xxx qualsiasi e mandarli a quel paese, con
buona pace del nostro registro che - a questo punto - verrà spopolato.
E rimarremo indietro ancora più di adesso (pregasi confrontare il numero di
domini .it con il numero di domini - ad esempio - .de) con buona pace della
classe politica per cui "innovazione" e "modernizzazione" sono solo parole
che fanno rima con "elezione".

Ma che siamo matti....

Cordiali saluti

Lapo Sergi
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