Principi base della governance tripartita

Vittorio Bertola vb a BERTOLA.EU.ORG
Ven 19 Dic 2003 19:01:48 CET


Faccio seguito al mio messaggio precedente sperando di essere utile a quelli
che vogliono affrontare la discussione sul ruolo dei governi nella
governance di Internet, per fare innanzi tutto notare che non e' una
discussione nuova e che non dobbiamo reinventarci tutto: a livello globale
e' da meta' anni '90 che se ne discute.

Vi risparmio per il momento tutte le argomentazioni, ma (almeno nei paesi
sviluppati) l'opinione comune e' che Internet si sia sviluppata in modo
cosi' rapido e rivoluzionario proprio per via della propria
(de)regolamentazione, opposta a tutti i precedenti sistemi di
telecomunicazione.

Per il telefono, per la televisione, per il telefono cellulare, il modello
seguito e' sempre stato quello della centralizzazione: lo Stato fa regole
piuttosto strette, concede licenze a uno o pochi operatori, gli operatori
decidono tutto: quali servizi, quali contenuti, quali possibilita' devono
avere gli utenti, che quindi hanno un ruolo puramente di consumatore
passivo, spesso subendo le inefficienze e i soprusi dei mono/oligopolisti.

Al contrario, su Internet e' la comunita' ad auto-dettarsi le regole, e in
particolare gli utenti a diventare attivi e a poter immediatamente creare
nuovi servizi e nuovi contenuti. Cade cosi' la separazione netta tra
industria e consumatori, e si crea un circolo virtuoso che crea innovazione
a velocita' mai vista prima, e quindi crea ricchezza e crea liberta'.

L'intervento diretto e pesante dei governi in questo settore, finora, ha
fatto piu' danno che altro, come dimostrano ad esempio i casi dei ccTLD
gestiti direttamente dai governi: in Spagna, dove tutto e' gestito
direttamente dal governo, ci vogliono mesi a registrare un dominio e come
risultato hanno poche decine di migliaia di domini; confrontate con UK e
Germania, dove il tutto e' strettamente privato, o anche solo con noi.

Al WSIS, un gruppo di governi, principalmente la Cina piu' paesi in via di
sviluppo di Africa e Sud America, hanno proposto di trasformare Internet in
un sistema di telecomunicazioni tradizionale, controllato dai governi e
affidato internazionalmente all'ITU. Anche se il problema e' piu' complesso
di cosi', si ricordano da questo fronte alcuni interventi piuttosto
illuminanti, come quello del ministero delle telecomunicazioni del Kenya che
faceva notare che, siccome il voce su IP stava facendo pesantemente calare
il fatturato di voce e fax della loro telecom statale monopolista, bisognava
affidare all'ITU il controllo di Internet, in modo che l'ITU potesse vietare
in tutto il mondo la telefonia su IP. Noi ridiamo, ma poi potremmo prendere
in esame alcuni provvedimenti legislativi o proposte legislative del nostro
governo (o di quello passato, se preferite) per capire che l'approccio
governativo e' solitamente di questo tipo, non per "cattiveria", ma per
forma mentis.

Il compromesso raggiunto a Ginevra, riguardo ai principi della Internet
governance, e sottoscritto da tutti i governi incluso il nostro, e' stato
questo:


49.     The management of the Internet encompasses both technical and public
policy issues and should involve all stakeholders and relevant
intergovernmental and international organizations. In this respect it is
recognized that:
a)      Policy authority for Internet-related public policy issues is the
sovereign right of States. They have rights and responsibilities for
international Internet-related public policy issues;
b)      The private sector has had and should continue to have an important
role in the development of the Internet, both in the technical and economic
fields;
c)      Civil society has also played an important role on Internet matters,
especially at community level, and should continue to play such a role;
d)      Intergovernmental organizations have had and should continue to have
a facilitating role in the coordination of Internet-related public policy
issues;
e)      International organizations have also had and should continue to
have an important role in the development of Internet-related technical
standards and relevant policies.


Naturalmente e' un testo diplomatico, ma in sostanza riconosce che la
governance della rete deve essere tripartita, includendo i governi, il
settore privato (operatori) e la societa' civile (utenti). (Gli amanti delle
finezze noteranno che tutti hanno un "important role", tranne le
organizzazioni inter-governative, che hanno solo un "facilitating role".
Naturalmente, d) riguarda ITU mentre e) riguarda ICANN e IETF.)

In particolare, nei centri di ricerca e nei think tank dei paesi
occidentali, quel che si dice di solito e' che il governo deve avere un
ruolo di vigilanza e di garante ultimo del pubblico interesse, intervenendo
solo ed esclusivamente quando il risultato del tavolo di governance va
chiaramente contro l'interesse della collettivita'; ma questo tavolo di
governance deve essere frutto di un incontro bilanciato tra l'industria e
gli utenti.

In questo senso, la nostra evoluzione del policy board va nel senso giusto.
Certo, possiamo discutere su quali debbano essere le constituency; possiamo
discutere sull'equilibrio (che attualmente manca) tra operatori e utenti;
possiamo discutere se le associazioni scelte siano le piu' giuste per
rappresentare i gruppi di interesse, o meglio ancora di come varie
associazioni e vari individui possano lavorare insieme per esprimere una
rappresentanza equa ed aperta a questi tavoli, e di come il sistema possa
essere migliorato e istituzionalizzato.

Ma non possiamo lasciar passare indenne l'idea che Internet possa essere
oggetto di una pura e semplice regolamentazione ministeriale o legislativa
tipo il codice della strada. Lasciando perdere le discussioni filosofiche,
la storia della rete e' li' a dimostrare che non funzionerebbe.
--
vb.               [Vittorio Bertola - v.bertola [a] bertola.eu.org]<------
http://bertola.eu.org/  <- Vecchio sito, nuovo tobḷg...



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