IMPORTANT: Lancio Ansa.

Gian Carlo Ariosto ariosto a WINCOM.IT
Mer 24 Dic 2003 00:39:01 CET


At 19.38 23/12/03 +0100, Paolo Zangheri wrote:
>Fatemi capire, dei problemi relativi ad un nome a dominio e di un povero
>cristo che lo ha registrato secondo le regole da noi decise non
>intendiamo minimamente interessarci (non  obbligatorio criticare le
>sentenze della magistratura, basterebbe far conoscere il nostro punto di
>vista, e spiegare che cosa intendiamo noi per nome a dominio)

Il fatto e' che secondo le vigenti regole di naming chi registra un nome a
dominio deve firmare una LAR (predisposta dalla RA) in cui dichiara che ha
titolo a registrare quel nome e che la sua richiesta di registrazione non
lede diritti di terzi.

Si tratta ovviamente di una autocertificazione, che va presa per buona fino
a prova contraria: la RA ha comunque la possibilita', quando lo ritenga
opportuno, di richiedere la documentazione comprovante quanto dichiarato.

Queste regole sono tuttavia relativamente recenti: alla data di
registrazione di armani.it, che risale al lontano 1997, non esistevano.
Tuttavia, se la registrazione di Luca Armani fosse avvenuta con le regole
vigenti oggi, e la RA avesse chiesto la documentazione, cosa avrebbe dovuto
produrre Luca Armani, oltre ad una copia del suo documento? Forse una
liberatoria firmata da Giorgio Armani? E se poi il fratello minore di
Giorgio, Emporio Armani, avesse avuto a che dire? :-)

Scherzi a parte, non spettava (e non spetta) alla RA o alla NA decidere se
una registrazione lede o meno i diritti di terzi: per questo esistono le
PDR, e i ricorsi alla Magistratura.

Anche nelle PDR ci sono stati esiti molto discussi, benche' i saggi siano
(o dovrebbero essere) molto esperti della materia: non mi stupisce affatto
che cio' possa accadere anche con la Magistratura, che per i nomi a dominio
sta ai saggi come RAI 1 per la musica pop sta a MTV, con la differenza che
se su RAI 1 devono fare un programma sulla musica pop probabilmente lo
affidano a Vincenzo Mollica, e non a Marzullo, mentre nelle assegnazioni
delle cause ai vari Magistrati non mi pare che vengano normalmente scelti i
piu' esperti nella specifica materia del contendere...

I Magistrati hanno il brutto vizio di considerare le leggi prevalenti sui
contratti privati: le regole di naming non hanno forza di legge, vengono
semplicemente accettate contrattualmente firmando la LAR (tra l'altro,
senza doppia firma, quindi le eventuali clausole vessatorie sarebbero nulle).

L'unica legge applicabile a contese di questo genere, a quanto pare, e' la
vetusta legge sui marchi, nata quando i nomi a dominio erano ben di la' da
venire, e quindi i Magistrati applicano quella legge ad una materia non
espressamente contemplata dalla legge stessa.

Occorrerebbe quindi una nuova legge, che stabilisca in modo chiaro quali
siano gli eventuali diritti di un titolare di marchio registrato sul
corrispondente nome a dominio.

Il mio personalissimo parere e' che tali diritti non debbano esistere
affatto: l'unicita' del nome a dominio, contrapposta alla possibile
molteplicita' di marchi, in diversi settori merceologici e con diverse
caratteristiche grafiche, ma tutti riconducibili allo stesso nome,
renderebbe spesso impossibile concedere un diritto di prelazione senza
creare ingiustizie.

Buone Feste a tutti!
Gian Carlo Ariosto



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