Alchimie, tarallucci e vino [comm. a M. Chiari]

Griffini Giorgio grunz a TIN.IT
Sab 4 Gen 2003 19:37:57 CET


Provo ad aggiungere qualcosa...
> >
> >... attento Mario che se forse nel senso comune l'idea che i nomi a
> >dominio sono "un bene pubblico per il funzionamento di un servizio
> >pubblico", la cosa non e' affatto cosi' (o meglio non e' ancora cosi') dal
> >punto di vista legislativo... diciamo che sono "una cosa privata di grande
> >utilita' pubblica" in questo momento.
>
> che cosa esattamente consideri 'privato di grande utilitÓ pubblica'? il
> nome 'mario chiari', la stringa 'mariochiari.it'? e cosa significa privato:
> che qualcuno ne ha la proprietÓ (chi tra i numerosi mario chiari? Io!),
> l'uso esclusivo, l'uso non esclusivo, ecc., ecc.?
>
> La mia prima impressione Ŕ che parlare di 'nomi di dominio come cosa
> privata di grande utilitÓ pubblica' sia comunque fuorviante.
>

Un nome e' un nome,un appellativo, un identificativo nell'ambito di un certo
dominio di valori che permette di distinguere con piu' o meno precisione un
entita' da un'altra.  Sul nome in se' non si puo' stabilire stabilire una proprieta'
o un diritto assoluto ed implicito ma solo relativo alla modalita' ed in funzione
 del dominio in cui esso viene utilizzato.
(per chiarezza intendo 'dominio' nel senso matematico-insiemistico del
termine)

> Le questioni da chiarire riguardano non tanto i singoli nomi ma lo status
> del database (root file o come si chiama) di .it e lo status delle
> richieste di registrazione in tale database.
>
> In particolare, il database Ŕ un registro pubblico? (chiedo ai competenti,
> assimilabile a quello delle targhe automobilistiche? quest'ultimo Ŕ un
> registro pubblico?)
>

Allo stato attuale no. E' di pubblico dominio ma non e' pubblico. Lo sarebbe
diventato se fosse passata la proposta Passigli. (ci sono pro e contro,
spiego meglio dopo)

>
> Per la seconda questione, se, come io credo, la richiesta di registrazione
> sotto .it Ŕ l'esercizio di un diritto fondamentale, costituzionalmente
> riconosciuto e protetto, (o comunque atto strumentale all'esercizio di un
> diritto fondamentale ...) sembra strano che la regolamentazione di come
> poter esercitare tale diritto sia devoluta, almeno in parte, al consiglio
> di amministrazione/comitato tecnico di una fondazione privata.
>

Non esite un diritto 'fondamentale' alla registrazione nel ccTLD .it.
Il diritto cui tu fai riferimento deriva esclusivamente dal fatto che per avere la
delega di un ccTLD (.it nel nostro caso)  da ICANN bisogna garantire alcune
cose tra cui anche la piena accessibilita' alla registrazione nel ccTLD senza
discriminazioni discrezionali da parte del registry.

> Ovviamente questa Ŕ una complessa discussione non solo italiana,  ma che
> avvolge tutta la questione ICANN.
>
> Un breve remark filosofico sul tuo inciso: "o meglio [la cosa] non e'
> ancora cosi'". Cosa significa 'ancora' esattamente? Il giudizio sulla
> natura pubblica o privata del database dipende solo da cosa il Parlamento
> italiano dichiara, o non piuttosto dalla natura, come dire intrinseca,
> delle relazioni tra i diversi soggetti coinvolti?
>

Significa che probabilmente c'e' l'intenzione di farlo diventare un registro
'pubblico' nel senso ampio del termine e la cosa che in effetti apre la strada
ai dubbi su quanto sia ragionevole l'affidare le policy di questo 'pubblico
registro' ad una struttura privata. Nel caso di un 'registro pubblico' sono
d'accordo con te che sia meramente velleitario pretendere che l'ultima parola
sulle policy non l'abbia il governo.
Il fatto che il registro dei nomi diventi 'pubblico' ha dei vantaggi e degli
svantaggi. I vantaggi sono quelli delle garanzie fornite in termini di tutela delle
registrazioni e dei registranti per via di un corrispondente supporto legislativo
'certo' cui ne deriva e consegue. Lo svantaggio e' che, fisiologicamente, le
evoluzioni delle 'policy' rischiano di diventare meno reattive ed inoltre certi
problemi sia di etica che d'immagine internazionale potrebbero precludere
quella certa liberta' nella registrazione dei nomi che abbiamo adesso (tendo
ad escludere che nell'ipotesi di un registro pubblico siano possibili
registrazioni del tipo 'www.**gapelosa.it'  (un esempio a caso e per non dire
di peggio) in analogia ai criteri previsti per la registrazione dei marchi....)
Se poi tieni conto che potrebbe potenzialmente esistere root private
(internazionali o meno) in cui esistono anche i ccTLD (New.net ed altri si
sono limitati a nuovi gTld generici ma e' solo una questione di scelta)  e che
per fare un esempio neanche troppo limite, per fare content filtering all'interno
di una azienda posso tecnicamente anche farmi bastare il far risolvere
'mariochiari.it'  ad un sito che presenta una pagina che dice 'La fruizione di
questo sito non rientra nell'ambito delle policy aziendali per l'utilizzo di
internet' cadono molti discorsi di 'possibile blindatura' del DNS.
Questo per dire che i presupposti per un 'controllo' (sia in senso positivo che
negativo) delle problematiche dei 'nomi a dominio' sono proprio deboli e
perche' si riesca a fare qualcosa di organico,e' necessario che tutti i soggetti
coinvolti si mettano d'accordo.
E' per questo che avevo proposto un modello 'paritetico' solo che, visti anche
gli ultimi eventi, purtroppo la 'fondazione' avra'  la meglio. Se sara' meglio o
peggio lo vedremo... (spero)

Cordiali saluti.
Giorgio Griffini

PS. Da prendere con le pinze... perche' non ho investiture tali da essere
considerato 'pubblicamente' e 'formalmente' esperto... :-)



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