isoc.it e Fondazione

chiari mario chiari.hm a FLASHNET.IT
Mer 15 Gen 2003 16:52:22 CET


-- per la discussione, pubblica, su forum a isoc.it
-- cc: a ita-pe

Hello,

qualche osservazione su .it e la proposta della Fondazione.


A) Pubblico vs. Privato.

Inizio dai massimi principi, sorry!

Come si distingue (in Italia) tra (ciò che deve essere) pubblico e (ciò che
deve essere) privato? E, per quanto ci riguarda, quali sono i test per
decidere se l'amministrazione di .it è, o meglio debba essere cosa pubblica
o privata?

Rispetto alla proposta Fondazione, si tratta cioè di vedere rispetto a
quale  ipotesi sulla natura dell'amministrazione di .it essa viene
giustificata.

Un timore è sicuramente quello di un uso retorico della terminologia
pubblico/privato, e degli appelli alla collaborazione pubblico/privato, con
il rischio di creare una configurazione istituzionale che sfugge ai
controlli sia dell'amministrazione pubblica sia a quelli (indiretti) del
mercato o, per i not-for-profit, del pluralismo.

Ricordo a tutti noi, che stiamo parlando di una situazione di 'monopolio'
(naturale?). (We can't have our cake and eat it!)

Detto solo per tenerlo a mente, la questione pubblico/privato è  non solo
italiana, ma sottointende tutte le discussioni su e intorno a ICANN.

A livello internazionale è infatti ormai comunenemente ammesso che ICANN è
un tentativo, di difficile classificazione, di far fare a una
organizzazione privata (di diritto USA-californiano) il ruolo di ciò che
normalmente viene svolto - a livello USA - da agenzie federali e - a
livello internazionale - da organizzazione interstatali/sovranazionali
(galassia ONU, treaty organization) (per es., per quanto riguarda questioni
analoghe del mondo telefonico). Il libro di Mueller (già citato in questa
ml) indica con precisione come per ora - ma lui prevede, sulla base di una
attenta lettura dei documenti ICANN/DoC e senza dispiacersene: per lungo
tempo - il ruolo di ICANN sia 'solo' di svolgere una funzione governativa
per conto del governo degli USA ma sempre sotto il suo diretto controllo
(nel senso che un atto singolo come la recente ridelegazione di .org deve
essere approvato dal DoC USA. Una entità privata, per es. il comitato
olimpico internazionale o anche solo statunitense, non credo sia sottoposta
a tali autorizzazioni quand'anche compia atti significativi di
(ri)organizzazione dello sport olimpico).


B) Ruolo di IIT, e CNR.

Banalmente, l'hd con il db di .it rimane dentro i muri del CNR, su macchine
proprietà del CNR, curato da personale stipendiato dal CNR, con gestione
della cassa all'interno del CNR? Qui sarebbe utile capire quale è il
percorso previsto nel medio tempo.

Se la risposta è SI, si tratta di capire cosa rimane da fare alla
Fondazione, se la risposta è NO allora il ruolo della Fondazione è (almeno
al 70%) chiaro. Se la risposta  è NI (si le macchine, si il personale,
si/no il direttore del registro, no la cassa), si tratta di verificare che
vi sia una ripartizione possibile, efficace.

Nel caso della risposta NO, ovvero che tutto passi alla Fondazione, si
tratta di valutare come le notevoli garanzie di correttezza gestionale date
dall'essere lo IIT/CNR un ente pubblico (direzione per concorso pubblico,
accesso agli atti, bilancio sottoposto ai controlli dell'amministrazione
pubblica, ecc.) si possano realizzare e assicurare nel caso di una
Fondazione privata (vigilanza, norme statuarie specifiche, comitato dei
garanti esterno?)


Sarebbe utile, tra le altre cose, sapere se  le attività di gestione del
registro - non più primariamente una struttura strumentale alla ricerca (un
elemento di differenza con la rete per la ricerca/GARR) - siano o no da
considerare estranee ai compiti istituzionali del CNR. Siccome leggo di
ampie dicussioni su natura e ruolo del CNR stesso, non credo che avremo
risposte chiare sul punto, che però rimane ovviamente rilevante.


C) Operazioni vs. regolamentazioni.

A quanto capiamo, la proposta Fondazione dovrebbe svolgere i ruoli di RA e
NA, diciamo quindi ruoli sia operativi\* sia regolamentari.

nota: \* qualcosa forse in outsourcing\

Consideriamo l'ipotesi, però, che l'amministrazione di .it sia o debba
essere essere considerata cosa pubblica, in particolare che il regolamento
per le registrazioni sia da considerare un atto amministrativo (pubblico)
di un qualche tipo.

In questo caso, la Fondazione, da subito o al massimo alla prima
difficoltà, dovrà prendere atto che, in quanto ente privato, non ha poteri
per emanare i (tratti salienti di un) tale regolamento. Chi potrà farlo?
Abolita la NA, qui il campo si restringerebbe a: una qualche autorità
(indipendente) già esistente, il governo (più probabile).

Il pericolo cioè è che .it sia sottoposto a regolamentazioni di emanazione
strettamente ministeriale, o (forse) di una autorità estranea alla cultura
della rete.

Una strategia alternativa, potrebbe essere formulare e difendere il
principio che la regolamentazione, benchè da riconoscere come di competenza
pubblica, sia da affidare a un comitato, o autorità, (quasi)-indipendente,
collegiale, aperto, in sintonia con la cultura della rete e la sua storia.

Un qualcosa, cioè, che potrebbe essere pensato come l'evoluzione della NA
(che io credo sia già ora un comitato pubblico, anche se molto sui generis).

A prescindere poi dalla questione pubblico/privato, l'attuale distinzione
RA/NA, che può aver creato qualche giustificata irritazione in alcuni, ha
anche realizzato di fatto un gioco di controlli reciproci che credo da
salvaguardare. Anche nell'ipotesi tutta Fondazione privata, si tratta di
valutare attentamente come mantenere tale gioco di controlli all'interno
degli organi della Fondazione, oppure tra la Fondazione (Registro)  e, per
esempio,  un comitato garanti e/o regole esterno ad essa.

D) Questioni di procedura.

Pur senza voler essere pedanti, l'uso in ambiente IETF, in ISOC, in ICANN,
nella stessa EU per .eu, e in  e in vari casi di ccTLD (.au, .ca), la
discussione su questioni (ri)organizzative è stata largamente pubblica,
arricchita da documenti, position papers, statemets, pubblicazione di
verbali,  e con un florilegio di audizioni, raccolta pareri, comitati, siti
e liste di discussione, ecc..

Sarà bene, io credo, contagiare un poco l'amministrazione pubblica italiana
di questo stile più aperto, e richiedere, che compiuta una prima fase di
ricognizione a porte chiuse, forse anche opportuna per chiarirsi le idee,
il governo apra il dibattito pubblico sul futuro di .it.

commenti welcome,
rimando al secondo giro quelche proposta specifica su il che fare di
isoc.it (suggerimenti ovviamente welcome)

grazie
mario



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