Re: "armani.it ma carnevale è finito"

avv. gianluca navarrini avv.navarrini a TIN.IT
Dom 23 Mar 2003 17:19:07 CET


----- Original Message -----
From: <enricagennai a VIRGILIO.IT>
To: <ITA-PE a NIC.IT>
Sent: Friday, March 21, 2003 2:06 PM
Subject: "armani.it ma carnevale è finito"


> Salve sono una studentessa del rpimo anno alla facoltà di legge
all'universita
> di Torino, ho visto su punto-informatico.it lo stralcio della sentenza di
> Armani.it.
> Mi chiedevo, se qui in lista c'è qualche avvocato che mi possa spiegare
> come sia stato possibile, togliere il diritto alla possibilità di
sfruttamento
> commerciale legato alla propria immagine aziendale al sig Luca armani a
> favore di un altro omonimo.

Cara Enrica,
avrai probabilmente già letto le parole di Andrea Monti (e forse anche le
mie). Quando non si è letta la sentenza nella sua interezza - in particolare
la motivazione - si devono esprimere sempre giudizi molto cauti.
Visto che sei una "matricola" di giurisprudenza è bene che tu in futuro
sappia essere cauta di fronte a provvedimenti giudiziari di cui hai notizia,
che ti "suonano" strani, ma che non hai ancora interamente letto.
Ad ogni modo, penso sia giusto chiarire (anche agli altri membri della NA,
ed anche se non sono "matricole" di giurisprudenza (-;), che la legge marchi
(il R.D. 21 giugno 1942, n. 929), all'art. 1, comma 1, lett. c, dispone che
il titolare del marchio registrato ha il diritto di vietare ai terzi l'uso
di "un segno identico o simile al marchio registrato per prodotti o servizi
non affini, se il marchio registrato goda nella Stato di rinomanza e se
l'uso del segno senza giusto motivo consente di trarre indebitamente
vantaggio dal carattere distintivo o dalla rinomanza del marchio o reca
pregiudizio allo stesso".
Si tratta di una tutela più ampia di quella normale, derivante dalla
"rinomanza" (un tempo si parlava di "marchio celebre") del marchio, che -
proprio per questo - acquista una forte capacità distintiva dell'impresa e
dei suoi prodotti.
La celebrità (o, se si preferisce, la rinomanza) del marchio Armani ritengo
sia fuori dubbio.
Meno chiaro - ma proprio per questo dobbiamo prima leggere la sentenza - è
se l'inibitoria contro Luca Armani dell'uso del dominio www.armani.it sia
stata determinata dall'accertamento di un indebito vantaggio oppure di un
pregiudizio per Giorgio Armani e per quale ragione la registrazione e l'uso
del medesimo dominio da parte di chi lo aveva registrato (cioè Luca Armani)
sia stata considerata priva di giusto motivo.

Dico sin da ora (riservandomi di leggere, quando sarà possibile, l'intero
provvedimento) che, a mio modestissimo avviso, l'inibitoria dell'uso del
dominio è un provvedimento che ha senso; meno sensato mi sembra dichiarare
l'illiceità della registrazione (visto che tale attività è di per sè neutra
e non implica l'uso del segno). Mi corre l'obbligo di avvertire, però, che
la mia è un'opinione consapevolmente isolata nel panorama giurisprudenziale
attuale, atteso che - tendenzialmente - la giurisprudenza ritiene illecita
(per violazione del marchio registrato altrui) anche la mera registrazione
del dominio, senza concreta attivazione di una pagina web. Tale orientamento
trae forza dall'osservazione - in sè e per sè esatta - che il nome a dominio
è un indirizzo univoco, di talché la registrazione del nome di dominio
Tizio.it da parte di Caio impedisce comunque a Tizio di registrare lo stesso
nome (a differenza di quello che avviene per i marchi).


> Non è carnevale,quindi è vera, mai letta una sentenza cosi cruenta, forse
> qualcuno   per avere un verdetto favorevole ha sfruttato il potere
economico?
> o il giudice ha avuto paura??
> Ho letto anche la recente sentenza di playboy.it ma anche in questo
verdetto
> le spese processuali erano compensate, possibile che il giudice abbia
infierito
> cosi senza motivi occulti??

Oddio! Personalmente, quando ottengo una sentenza che mi accoglie la domanda
e mi compensa le spese "ricorrendo giusti motivi" (questa è la formuletta
insignificante, solitamente usata con larghezza dai giudici), di solito me
la prendo...
Non per le spese in quanto tali (l'avvocato viene, infatti, pagato dal
proprio assistito), ma per la violazione di una fondamentale regola del
processo (art. 91 c.p.c.): le spese le paga integralmente chi perde!
Non dubito che forse - vista anche la novità della materia - si sarebbe
potuto decidere diversamente... Ma non è nè un caso di mala giustizia, nè
uno scherzo di carnevale.

> Spero che luca armani vada avanti e che non emergano illeciti.
> Sarebbe mortificante dover pensare in futuro di svolgere una professione
> influenzata non dalla giustizia ma dai soldi.

Io spero, invece, che Luca Armani si sia rivolto ad un avvocato preparato ed
onesto, che lo consigli per il meglio. Talvolta può essere più conveniente
fare acquiscenza alla sentenza, piuttosto che impugnarla... Il rischio è
quello di essere condannati alla spese anche del grado di appello.

Cordialmente
Gianluca

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Avv. Gianluca Navarrini
Studio Legale De Propris
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