cosa fanno gli Svedesi

Enzo Fogliani fog a FOG.IT
Gio 30 Ott 2003 11:26:23 CET


In data Thu, 30 Oct 2003 11:15:44 +0100, chiari mario
<chiari.hm a flashnet.it> ha scritto:

>> Se la giurisprudenza ha deciso che il nome a dominio e'
>> assimilabile al marchio, dobbiamo prenderene atto, se no veramente non
>> viviamo nel mondo reale, nel quale, volenti o nolenti, alla fine e' la
>> magistratura che emette le sentenze.
>
> Enzo,
>
> Dissento. Da quel che leggo, le sentenze dicono soltanto che questo o
> quell'uso  del nome a dominio <nome>.it può ledere  la protezione di un
> marchio <nome>. Il che ovviamente può essere benissimo. Nessuno mi sembra
> dire che per registrare chiari.it allora io debba averne diritto nel
> senso
> delle normative su i marchi, il che sarebbe molto criticabile,
> impedendomi
> per esempio di usare il MIO nome per i servizi di posta elettronica.

Ma infatti nessuno ha mai detto che per registrare un nome a dominio
bisogna essere titolari del relativo marchio.
La questione è leggermente diversa da come te la prospetti, probabilmente
per un'ambiguita' terminologica nell'uso dei temini (non tua, piu'
generale). Dire che il dominio e' assimilabile al marchio significa
semplicemente dire quello che che dicono le sentenze, non che registrare un
nome a dominio equivale a registrare un marchio, ne' che solo chi ha un
marchio puo' registrare il relativo nome a dominio.

> Sulla riassegnazione, credo invece che le sentenze siano in errore: se io
> registro Ferrari e lo uso per vendere magliette con la foto di Nuvolari,
> mi
> è chiaro (+/-) perchè questa attività mi sia inibita, ma non tanto che
> debba perdermi il dominio se accetto di usarlo, per es., solo per servizi
> di posta.

Il diritto non funziona sulle promesse di un comportamento futuro, ma sui
fatti compiuti. Non e' una questione in cui si puo' contrattare un avolta
compiuto l'illecito. Per fare un esempio, se investi qualcuno andando in
macchina, non puoi certo evitare il ritiro della patente semplicemente
promettendo che da quel momento in poi non violerai piu' il codice della
strada!

> In particolare non mi è chiaro che chi ha agito per inibire il
> mio comportamento scorretto debba avere solo per questo una precedenza
> nella eventuale riassegnazione rispetto per es. a un terzo Sign. Ferrari)
> .

Per un motivo molto semplice. Proprio perche' e' quello che agisce per
primo. In un sistema con risorse limitate, a parità di diritti chi primo
arriva meglio alloggia (prior in tempore, potior in jure, dicevano i
romani). Il principio e' valido pressocche' in qualunque ordinamento. Es e'
corretto, perche': a) un qualunque giudice non puo' certo mettersi a
cercare tutti quelli che in astratto potrebbero vantare diitti sullo stesso
oggetto; b) viene comunque preferito chi agisce per primo, in quanto cio'
dimostra un maggiore interesse per l'oggetto della vicenda, e quindi un
maggiore (presunto) utilizzo della risorsa stessa.

Su questi punti, e' pressocche' inutile discutere. Come dicevo, non sono
mie opinioni, sono principi consolidati da secoli.

Ciao,

Enzo.

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Avv. prof. Enzo Fogliani
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