Osservazioni 2 (era: comunicazioni di servizio)

exec-MNT-ALBACOM - Alessia Ambrosini ambrosini a ANDREAMONTI.NET
Mer 7 Gen 2004 13:44:55 CET


Grazie Gianluca, no che non ti stamaledico.
Anzi, grazie per averci lavorato.
Pero', tutti i contributi prima del nuovo doc ;-)

Ciao.
Alessia

On 6 Jan 2004 at 21:01, avv. gianluca navarrini wrote:

> ambrosini a andreamonti.net wrote:
> > viste le copiose osservazioni pervenutemi (in lista e in privato),
> > impieghero' qualche giorno per l'aggiornamento del documento.
> >
> > Vi prego di farmi pervenire eventuali nuove idee e osservazioni
> > prima che il nuovo documento venga postato: rimetterci ulteriormente
> > le mani potrebbe crearmi qualche "scompenso" :-))
>
> Ciao Alessia,
> non mi stramaledire... sono andato avanti un altro po' nelle mie
> osservazioni.
> Mi sembrano rilevanti, visto che riguardano il regime del Registro dei
> nomi a dominio e tutto quel che ne consegue (soprattutto per i
> maintainers). Le ho scritte di getto ed ancore non le ho rilette...
> lascio a te (ed a chiunque in lista le voglie leggere) giudicare se
> sono comprensibili o meno. A risentirci presto. Gianluca Navarrini
>
> --------------------------------------
> Avv. Gianluca Navarrini
> Dottore di Ricerca in Diritto Processuale Civile - Università di
> Napoli "Federico II" Studio Legale De Propris 00137 - Roma, via U.
> Ojetti, 79 Tel. 06.8276309 - Fax 06.8274445 avv.navarrini a tin.it
> http://www.studiodepropris.it
>
>
> -----------------------
> Deve essere sottolineata la mancanza di qualsivoglia riferimento al
> regime del Registro dei nomi a dominio. In particolare, rimane un
> mistero se esso, oltre ad avere natura di ente pubblico, si comporti
> anche come tale nello svolgimento della sua peculiare attività. Il
> silenzio serbato dal legislatore sul punto, induce la più grave delle
> incertezze, giacché laddove il Registro agisca iure privatorum, su di
> un piano di parità con gli utenti privati, la disciplina dei suoi atti
> dovrà essere rinvenuta (tendenzialmente) nel codice civile; viceversa,
> laddove il Registro operi d'imperio, in posizione di supremazia
> rispetto agli utenti, il regime dei suoi atti dovrà essere dettato, in
> conformità con quanto dispone l'art. 97 Cost., dalla legge. La
> distinzione, tuttavia, non riguarda soltanto la disciplina sostanziale
> degli atti, ma anche e soprattutto le forme e le tecniche di tutela
> utilizzabili dagli utenti. In altre parole, laddove il Registro operi
> iure privatorum, l'eventuale compimento illegittimo di atti potrà
> essere conosciuto e sanzionato dinanzi all'autorità giudiziaria
> ordinaria; mentre qualora il Registro operi come autorità
> amministrativa, in difetto di indicazioni di segno opposto,
> l'illegittimità dei suoi atti costituirà oggetto di ricorsi in sede di
> giustizia amministrativa. Benché fino ad oggi il Registro - pur avendo
> natura di pubblica amministrazione - ha operato, in linea con quanto
> avviene nei paesi dell' area occidentale, in regime privatistico, a me
> pare che il cod. prop. ind. contenga alcuni indici normativi che
> depongono a favore della natura amministrativa della sua attività. In
> prima battuta, sembra non secondario l'espressa previsione contenuta
> nell 'art. 124, comma 4, cod. prop. ind., in virtù del quale i ricorsi
> avverso gli atti del Registro rientrano nella giurisdizione del T.A.R.
> della Toscana. Anche se la disciplina sembra dettata per la prima
> applicazione del codice, non si vede come sia possibile, in difetto di
> diversa indicazione legislativa, passare successivamente dal regime di
> diritto e giustizia amministrativa a quello di diritto e giurisdizione
> comune. In secondo luogo, milita in favore della soluzione qui
> prospettata un argomento sistematico. La nuova normativa prevede,
> infatti, il potere della Commissione nazionale per l'accesso ad
> internet di sostituire all'IIT altro ente nella tenuta del Registro.
> In tal caso, la stessa Commissione "delegherebbe" a tale nuovo ente i
> poteri di tenuta di registro (arg. ex art. 123, comma 1, lett. f) e
> g), e comma 2, cod. prop. ind., allorché si usa l'espressione
> «Autorità di registrazione da essa [Commissione] delegata»). Ma la
> potestà di delega non può essere esercitata se non i presenza di
> poteri da delegare e, non par dubbio, i poteri che la Commissione può
> delegare non possono che avere natura amministrativa. La convinzione
> che il Registro non eserciti attività di diritto privato viene, poi,
> rafforzata dalla mancata soluzione del problema già da altri
> compiutamente segnalato: quello del monopolio di fatto di un'attività
> economicamente rilevante, come la tenuta del Registro dei nomi a
> dominio [sul punto si vedano le interessanti considerazioni di P.
> SAMMARCO, Il regime giuridico dei "nomi a dominio", Milano, 2002, pp.
> 36 e ss., il quale, nella stessa opera, sostiene anche la natura
> amministrativa della Registration authority e dei suoi provvedimenti
> (alle pp. 30 e ss.)]. Problema che, a mio modesto avviso, risulta -
> anche se non brillantemente - risolto costituendo il Registro come un
> ente pubblico non economico. Viceversa, il problema che sorgerà sarà
> quello di giustificare i costi di registrazione dei nomi a dominio e
> l'eventuale versamento di un contributo periodico da parte dei
> maintainers. Il Registro, infatti, ha soltanto il potere di «stabilire
> i requisiti che devono possedere coloro che intendono operare quali
> intermediari per la richiesta di registrazione dei nomi a dominio»
> (art. 123, comma 1, lett. c), cod. prop. ind.), nonché incidere sul
> contenuto delle condizioni generali di contratto che dovranno regolare
> i rapporti tra i maintainers ed i loro clienti,  assegnatari del nome
> a dominio (art. 123, comma 1, lett. d) cod. prop. ind.). Nulla si dice
> dei rapporti tra il Registro ed i maintainers, che oggi sono regolati
> contrattualmente (anche se si tratta sostanzialmente di un "contratto
> imposto", le cui condizioni non formano oggetto di vere e proprie
> trattative tra le parti, vista la posizione di forza della
> Registration authority e lo squilibrio in realtà esistente tra piccoli
> e grandi maintainers). Resta pertanto avvolta nel mistero la dinamica
> delle relazioni tra Registro e maintainers. A mio sommesso parere è,
> tuttavia, prevedibile che: a) Una volta determinati i requisiti per
> poter operate nella qualità di maintainer, chi avrà tali requisiti non
> dovrà fare altro che comunicare al Registro l'inizio della propria
> attività di maintainer, per ottenere l' intestazione di un oggetto
> maintainer; b) Il servizio di assegnazione del nome a dominio dovrà
> essere effettuato gratuitamente, salva l'esazione dei diritti di cui
> agli artt. 231 e ss. (che per un difetto di coordinamento si
> riferiscono solo a quelli esigibili dall' Ufficio Italiano Brevetti e
> Marchi e che, in mancanza di coordinamento, non saranno applicabili al
> Registro dei nomi a dominio).
>  Mantenere, del resto, il regime attuale ed obbligare i maintainers a
> stipulare un contratto ed a versare una somma a titolo di
> corrispettivo a favore del Registro, per vedersi attribuito un oggetto
> maintainer, andrebbe contro la logica del sistema, per svariate
> ragioni. Intanto, giova considerare che, con il nuovo codice,
> l'attività di registrazione dei nomi a dominio viene ad ogni effetto
> equiparata con la registrazione dei marchi (arg. ex art. 1, comma 4,
> cod. prop. ind.), ma mentre l'attività di intermediazione nella
> registrazione dei nomi a dominio è opera dei maintainers, nella
> registrazione dei marchi è opera dei consulenti in proprietà
> industriale (arg. ex artt. 206 e ss. cod. prop. ind.). In entrambe i
> casi, infatti, chi vuole ottenere la registrazione di nome a dominio o
> di un marchio non è obbligato ad avvalersi dell'opera dell'
> intermediario (esplicitamente lo dispone il solo art. 206, comma 1,
> cod. prop. ind., ma implicitamente lo si evince anche dalla disciplina
> della registrazione dei nomi a dominio: è sufficiente, a quel punto,
> che chi agisce in proprio abbia i requisiti richiesti per l'attività
> di maintainer). E visto che il consulente in proprietà industriale non
> deve versare nulla all'Ufficio Italiano Brevetti e Marchi per
> esercitare la propria attività, mi sembra che altrettanto accada al
> maintainer, il quale nulla dovrà versare al Registro dei nomi a
> dominio per poter esercitare la propria attività.
>  Quanto al contratto, fino ad oggi stipulato tra Registration
>  authority e
> maintainers, occorre osservare che esso perde ogni utilità dal momento
> in cui è la stessa legge (ed eventualmente i regolamenti di attuazione
> della stessa) a determinare gli obblighi ed i poteri del Registro (e
> non più le Regole di naming), da una parte, e i requisiti, il regime
> di esercizio dell' attività e le responsabilità dei maintainers,
> dall'altra. Se, quanto al primo aspetto (poteri e doveri del Registro)
> soccorre il cod. prop. ind. ed il regolamento emanato dalla
> Commissione nazionale per l'accesso ad internet, quanto al resto
> (ruolo e responsabilità dei maintainers), il quadro è costituito dalla
> messe di provvedimenti normativi adottati nell' ultimo biennio (tra
> gli altri, dalla l. 59/2002, dal d. lgs. 68/2003 e, da ultimo, dal d.
> lgs. 196/2003). Anche per quanto riguarda gli aspetti più strettamente
> privatistici (ad esempio l'assunzione da parte del maintainer
> dell'obbligo di far osservare ai propri clienti la netiquette o le
> regole di naming) essi saranno del tutto superati dal potere del
> Registro di obbligare i maintainer a inserire (o a non inserire)
> alcune clausole nei contratti stipulati con i clienti (arg. ex art.
> 123, comma 1, lett. d), cod. prop. ind.).
>  Quanto alla gratuità essa sarà solo apparente, atteso che l'ammontare
>  dei
> diritti cui sarà tenuto il richiedente la registrazione potrebbe
> sopravanzare di gran lunga le attuali quote.
>



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