Osservazioni.... 3 (kilometrike)

avv. gianluca navarrini avv.navarrini a TIN.IT
Sab 10 Gen 2004 13:47:36 CET


Gian Carlo Ariosto wrote:
> Non sara' un capolavoro, ma mi pare un ottimo lavoro...

Grazie! (ma non cedo alle lusinghe...) :-)

>>  L'unica soluzione che, pertanto, sembra realmente praticabile è
>> quella di prevedere una procedura arbitrale di opposizione...
>
> ... corrispondente grosso modo alle attuali PDR?

Si e no.
Le PDR, francamente, sono qualcosa che imbarazza - da un punto di vista
puramente teorico - il giurista. Benché mi renda conto della difficoltà, io
ritengo siano una forma di arbitrato irrituale, utilizzabile al solo ed
esclusivo scopo di ottenere la riassegnazione (non più la cancellazione,
com'è noto) del nome a dominio. Tuttavia presentano una stranezza non
piccola: a differenza dell'arbitrato irrituale, le parti non rinunciano alla
giurisdizione statale. Ciò nonostante il pericolo di (inutile)
sovrapposizione dei mezzi è risolto dall'art. 16.3, comma 3, delle regole di
naming, dal quale si ricava chiaramente che se in pendenza della PDR penda
anche un giudizio giurisdizionale (non importa se instaurato preventivamente
o successivamente rispetto alla stessa PDR) quest'ultima diviene
improcedibile e si estingue.
Al contrario, nel testo licenziato dal governo questo aspetto è del tutto
trascurato. Temo con le conseguenze che ho descritto.

> E' quanto puo' accadere ora: se l'assegnatario perde la PDR, si puo'
> rivolgere al giudice. Mi pare che sia capitato raramente...

Forse mai! Io personalmente non ho notizia di alcun giudizio intrapreso
dall'originario assegnatario dopo la chiusura a suo danno di una PDR. Non
penso che sarebbe così semplice spuntarla. Il discorso è molto complesso e
non penso di essere in grado di riassumerlo, ma se si conviene sulla
assimilabilità (se non sulla identificazione) della PDR ad un arbitrato
irrituale, allora l'unica reazione consentita dopo la decisione arbitrale è
l'impugnazione per vizi del lodo. Si badi che in questo caso non si applica
l'art. 829 cpc e, dunque, non è ammissibile alcun appello contro il lodo.
Chi ne contesta il contenuto avrà la possibilità di iniziare un giudizio di
primo grado facendo valere (laddove siano ravvisabili) i *vizi negoziali*
del lodo. E spuntarla in questi casi non è poi così semplice.

>> Nel caso in cui quest'ultima si chiuda con l'accoglimento della
>> domanda di riassegnazione o di cancellazione del nome a domino, il
>> lodo vincolerà l' Autorità di Registrazione fintanto che non passi
>> in giudicato la sentenza che mette capo al giudizio ordinario. E nel
>> caso in cui questa sia di accoglimento della domanda dell'originario
>> assegnatario, l'Autorità di Registrazione si troverà a dover
>> riassegnare per la seconda volta il nome a dominio, dando luogo ad
>> un ping-pong di riassegnazioni consecutive.
>
> Con le attuali regole, la riassegnazione del nome a dominio viene
> sospesa in caso di ricorso alla Magistratura ordinaria: non e' la
> cosa piu' logica da farsi?

No, perché la sospensione è un provvedimento autoritativo che impedisce
l'esercizio del diritto all'uso del nome a dominio. E visto che un giudizio
può durare anni...
Un simile provvedimento può essere adottato solo nei casi in cui sia stato
espressamente previsto. Oggi (ma anche domani, visto l'art. 124 c.p.i.) si
applica l'art. 12 delle regole di naming che non mi pare preveda la
possibilità per la RA di sospendere l'assegnazione del nome a dominio a suo
piacimento.
Inoltre, l'art. 16.11 delle stesse regole di naming impone all'originario
assegnatario (soccombente in PDR) - che voglia ottenere la sospensione della
disposta riassegnazione - di comunicare entro (15+10) 25 gg. dalla ricezione
del provvedimento di riassunzione la prova (in pratica una copia dell'atto
di citazione già notificato) del giudizio intrapreso. Se nessuna
comunicazione arriva alla RA, questa *deve* procedere alla riassegnazione.
Se poi la PDR verrà superata dalla sentenza... bhé, si vedrà!
Il sistema attuale ha, così, una sua logica:
a) nel caso di contemporanea pendenza di un giudizio e di una PDR,
quest'ultima si estingue;
b) laddove la PDR si concluda con un provvedimento di merito, il soccombente
(non importa chi esso sia) potrà impugnarlo alla stessa stregua di un lodo
arbitrale irrituale. E dunque senza brevi termini di decadenza, ma nei
termini di prescrizione, se ve ne siano, per le azioni di invalidazione dei
contratti. [Laddove si ritenga - come suggeriscono, ad esempio, Montesano e
Arieta, Diritto processuale civile, IV, Torino, 2000, p. 437 - che
l'arbitrato irrituale sia un negozio di accertamento con determinazione
dell'oggetto rimessa al terzo, sarà anche applicabile l'art. 1349 c.c.]
c) l'impugnazione non sospende l'esecuzione del provvedimento emesso
all'esito della PDR, tranne che esso provvedimento abbia disposto la
riassegnazione del nome a dominio e che il soccombente abbia immediatamente
avviato il giudizio per l'impugnazione della decisione.
Va precisato che quello appena descritto (e nei limiti in cui si condivida
tale descrizione)  è un sistema privatistico, che mostra i pregi ed i limiti
dell'autonomia negoziale.
Dallo Stato sovrano mi aspettavo qualcosa di più, non qualcosa  di meno.
Buon w.e. a tutti
Gianluca Navarrini

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Avv. Gianluca Navarrini
Dottore di Ricerca in Diritto Processuale Civile - Università di Napoli
"Federico II"
Studio Legale De Propris
00137 - Roma, via U. Ojetti, 79
Tel. 06.8276309 - Fax 06.8274445
avv.navarrini a tin.it
http://www.studiodepropris.it



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