Passo avanti? (era: Alcune osservazioni sulle nuove regole: Art. 15.5)

avv. gianluca navarrini avv.navarrini a TIN.IT
Ven 23 Lug 2004 14:43:35 CEST


Alessandro Ranellucci wrote:
> On 23-07-2004 at 10:22, avv. gianluca navarrini wrote:
>
>  >tuttavia - in difetto di "copertura normativa" di tale monopolio -
>  >non ritengo sarebbe male inserire nelle regole di naming un espresso
>  >riferimento all'art. 2597 cc.
>
> Bentornato Gianluca!

Grazie; bentrovato. :-)
In realtà non mi ero allontanato molto da Ita-pe... ero solo in silenzio,
anche perché impegnato sul fronte della Legge Urbani.


> In cosa consisterebbe per la RA l'obbligo di contrattare?
> (Probabilmente mi sfugge anche l'esatta definizione giuridica di
> "contrattare".)

Allora...
iniziamo dal testo dell'art. 2597 cc

"chi esercita un'impresa in condizione di monopolio legale ha l'obbligo di
contrattare con chiunque richieda le prestazioni che formano oggetto
dell'impresa, osservando la parità di trattamento".

Fino ad oggi la RA - non so fino a che punto consapevolmente - ha
sostanzialmente rispettato la norma, anche se:
a) il monopolio non è "legale" (nel senso che non è previsto da alcuna norma
di legge, non in quanto illecito in sé... sappiamo che, per un problema
squisitamente tecnico, il registro è e non può che essere uno);
b) la parità di trattamento è rispettata nei confronti dei MNT... non so se
lo sia nei confronti degli assegnatari dei nomi a dominio (i quali non hanno
contatti diretti con il registro, se non per il *tramite della LAR*).

Quanto al punto sub a): ho già più volte detto - e lo ribadisco - che la
miglior condizione per il registro sarebbe quella di avere una copertura di
legge, attraverso la quale ne sia riconosca il ruolo e la funzione, con
attribuzione del monopolio legale dell'attività. Lunghissimo sarebbe il
discorso (e non intendo, perciò, affrontarlo qui ed ora) sulla opportunità
di attribuire la funzione di registro ad un ramo della pubblica
amministrazione (quale l'IIT del CNR), con ogni ricaduta in tema di natura
dell'attività (pubblica o privata) e competenza giurisdizionale (TAR o
giudice civile).
Quanto al punto sub b): la parità di trattamento dei MNT non garantisce a
sufficienza gli assegnatari dei nomi a dominio, giacché questi ultimi non
contrattano direttamente con il registro (eccezion fatta, lo ripeto e lo
sottolineo, per la LAR), ma con un MNT. Quest'ultimo, da parte sua, è libero
di modulare il prezzo dei propri servizi nella maniera che ritiene più
opportuna (e questo è un sacrosanto principio delle economie di mercato).
E' qui, a mio avvsio che occorre inbtrodurre un correttivo: quando il MNT mi
fa la sua offerta per il servizio di registrazione e manutenzione (o, se
preferite: mantenimento) del dominio non mi pare indichi (o almeno quasi
nessuno lo fa di propria iniziativa) quale somma è per la registrazione,
quale per l'hosting, quale altra per il servizio di posta, ecc. Ciò - a mio
modestissimo avviso - si traduce in una scarsa trasparenza per l'utente
finale e nella proliferazione di offerte e controfferte tra le quali è
difficile districarsi.
In altre, forse meno astruse parole, quando vado dal tale MNT e mi sento
chiedere, ad es., 50 euro l'anno per avere un nome a dominio, 3 account di
posta e 50 MB di spazio disco... di quei 50 euro quanti sono detsinati alla
registrazione del nome a dominio, quanti alla posta e quanti all'hosting?

Infine, a mo' di provocazione: siamo sicuri che - vigente il nuovo codice
delle comunicazioni elettroniche - le regole di naming possono essere,
diciamo così, fatte in casa?
Ricordo a me stesso che l'art. 15 del detto codice pone sullo stesso piano
risorse di numerazione telefonica e nomi a dominio (comma 1). Al comma 2 il
citato articolo dispone poi che "l'autorità (AGCOM nda) stabilisce il piano
nazionale di numerazione e le procedure di assegnazione della numerazione
nel rispetto dei principi di obiettività, trasparenza e non discriminazione,
in modo da assicurare parità di trattamento a tutti i fornitori dei servizi
di comunicazione elettronica accessibili al pubblico....". Ancora, al comma
6, dispone che "il Ministero (delle comunicazioni nda) e l'autorità (AGCOM
nda), al fine di assicurare interoperabilità completa e globale dei servizi,
operano in coordinamento con le organizzazioni internazionali che assumono
decisioni in tema di numerazione, assegnazione di nomi a dominio e
indirizzamento delle reti e dei servizi di comunicazione elettronica".
Forse le regole di naming dovrebbero essere redatte dall'AGCOM? E' *il*
punto pregiudiziale da chiarire, altrimenti, tutto il resto non serve.
A voi la palla.

Cordialmente
Gianluca Navarrini



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