armani.it la fine

Ettore box a STARNET.IT
Mar 30 Nov 2004 11:40:52 CET


visto che c'era interesse per la vicenda anche in questa lista vi invio la
conclusione.

ciao


La vicenda giudiziaria che vede contrapposti il piccolo imprenditore di
Treviglio (Bg) Luca Armani contro Giorgio Armani SpA per la titolarità del
nome a dominio "armani.it" non è ancora chiusa. Tuttavia Luca Armani, in
forza di una valutazione del tutto personale e meditata nel tempo, ha
"tecnicamente" rinunciato agli atti del giudizio presso la Corte d'Appello
di Brescia, notificando tale volontà alla controparte. Ha quindi ceduto a
titolo gratuito il nome a dominio alla Giorgio Armani SpA.

I motivi della scelta sono tutti personali di Luca, stanco di anni di
cause, dell'obbligo di corrispondere le salate spese legali degli avvocati
della casa di moda, e del notevole pericolo rappresentato dalla sanzione
di 2.500 euro al giorno per il ritardo nel trasferimento del nome a
dominio a Giorgio Armani SpA, sancito con la sentenza di 1^ grado del
Tribunale di Bergamo nel 2002. La sanzione era ancora in piedi, tanto che
la richiesta di sospensiva non fu accolta dalla Corte d'Appello di
Brescia.

Nonostante l'inatteso epilogo,l'associazione NewGlobal.it, che più di
tutti ha preso a cuore il caso di Luca Armani, denunciando pubblicamente
l'iniquità della sentenza di 1^ grado, ed offrendo il proprio sostegno
umano e legale, rimane pienamente convinta della legalità dell'operato di
Luca Armani, come illustrato nell'atto di citazione in appello e come
ulteriormente descritto nell'articolo "Qualificazione giuridica dei nomi a
dominio"
http://www.newglobal.it/xoops2/html/modules/news/article.php?storyid=54

Ai sensi dell'art. 1 - bis L.M., "I diritti sul marchio d'impresa
registrato non permettono al titolare di esso di vietare ai terzi l'uso
nell'attività economica del loro nome ... purchè l'uso sia conforme ai
principi della correttezza professionale, e quindi non in funzione di
marchio ma solo in funzione descrittiva".L'art. 1-bis l.m. consente l'uso
patronimico, anche se confondibile con il marchio, soltanto ai fini
dell'individuazione dell'imprenditore, cioè con funzione descrittiva"
(Corte Appello Bologna, 18 febbraio 1998, GADI, 3906; App. Milano, 2
giugno 1998, ivi, 3924, Lodo arbitrale 2 settembre 1998, ivi, 3837). Per
funzione descrittiva si intende l'identificazione dell'imprenditore. Si ha
di contro funzione "distintiva" quando il nome valga ad identificare il
prodotto e l'azienda che lo produce.
Per poter legittimamente inibire l'uso del nome corrispondente al marchio
registrato grava proprio sul titolare del marchio l'onere di provare la
malafede dell'utilizzatore del patronimico. La violazione dell'art. 1 -
bis L.M. non può quindi mai prescindere dall'accertamento in concreto
della confondibilità come unica finalità dell'utilizzo del nome.
La Corte d'Appello di Firenze, con sentenza del 18 ottobre 1999, ha
chiarito come il cuore del marchio, attraverso il quale valutare possibili
violazioni all'interno di segni distintivi patronimici (siano essi marchi,
ditte o insegne) è rappresentato dal cognome e non dal prenome. Nel caso
concreto (Gucci Spa c. Marcello Gucci), ha negato che l'utilizzo della
ditta "Marcello Gucci" per la commercializzazione di capi d'abbigliamento
costituisse contraffazione del celebre marchio Gucci, legittimamente
registrato per questa categoria merceologica dalla Gucci SpA. Difatti,
nonostante l'insegna recasse la scritta "Ingrosso prontomoda Gucci -
maglieria e confezioni" e nonostante la notorietà del marchio Gucci
avrebbe astrattamente consentito una sua tutela in ogni ambito
territoriale, la Corte ha argomentato che, vendendo Marcello Gucci
all'ingrosso ai soli imprenditori del settore dell'abbigliamento e non
agli utenti finali, non poteva crearsi un pericolo di confusione perchè
quegli stessi operatori non avrebbero mai confuso un capo di alta gamma
Gucci con un capo economico proveniente da Marcello Gucci (art. 13 comma
1° Legge Marchi) (all. 2). Va ben notato che la sentenza della Corte
d'Appello di Firenze a proposito di patronimici fa riferimento all'uso del
cognome e che nella specie il rischio di confusione poteva essere
rappresentato dall'adozione del patronimico "Gucci" nell'insegna della
ditta, che tra l'altro poteva far pensare alla vendita all'ingrosso di
capi della nota griffe di moda. La Corte , accedendo ad un'interpretazione
del marchio e degli altri segni distintivi dell'impresa quali strumenti di
tutela dell'affidamento dei consumatori, ha ritenuto nella specie non
esservi alcun rischio di confusione e dunque perfettamente tutelate le
legittime aspettative degli stessi consumatori.

Questa vicenda, lascia comunque inalterati tutti gli interrogativi e tutte
le perplessità che hanno spinto NewGlobal.it a prendere a cuore le sorti
di Luca Armani. Resta inalterata la consapevolezza di una sproporzione tra
i privilegi delle grandi aziende ed i diritti dei singoli o delle piccole
aziende, sempre più spesso ed in tutti i campi sacrificati nel confronto.
Inoltre resta irrisolto il problema dei gravi disagi che deve affrontare
chi ha la orribile sventura di avere un cognome uguale ad un personaggio
famoso. Oggi tra il cittadino Gennaro Esposito che vuol fare lo stilista
ed il cittadino Giorgio Armani (non c'è solo il noto stilista a portare
detto nome) che voglia fare lo stesso mestiere c'è e resta un notevole
squilibrio, mentre il primo non ha vincoli, il secondo dovrà o cambiare
nome o fornirsi di costosissimi avvocati in grado di affermare il proprio
diritto ad esistere e controbattere agli ultra determinati avvocati
d'assalto che solo le multinazionali possono permettersi.
Al mondo politico resta il compito di gestire il necessario riequilibio
nell'interesse di tutti e non solo di una parte, (anche se la più ricca).



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Manuel M. Buccarella
(giurista informatico)
Vicepresidente "NewGlobal.it"



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