INTERNET: STANCA, “NO AL CONTROLLO DA PARTE DEI GOVERNI”

Vittorio Bertola vb a BERTOLA.EU.ORG
Sab 7 Maggio 2005 11:02:45 CEST


enzoviscuso a cheapnet.it ha scritto:
> (vediamo se stavolta Stanca dice la verita' ...)*
>
> INTERNET: STANCA, “NO AL CONTROLLO DA PARTE DEI GOVERNI” *

Se a qualcuno interessa (anche perchè contiene un po' di aggiornamenti
sulle vicende internazionali), questo è il testo del mio intervento
all'incontro di cui parlava l'articolo che riporti.


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Signor Ministro, signori presenti,


porgo innanzi tutto i miei sentiti ringraziamenti per la possibilità di
essere qui e di scambiare opinioni ed esperienze a proposito del World
Summit on Information Society (WSIS) e in particolare del Working Group
on Internet Governance (WGIG), del quale sono membro nominato dal
Segretario delle Nazioni Unite, Kofi Annan, su suggerimento del plenario
della società civile internazionale presso il WSIS.


E' bene ricordare che il WGIG è stato creato nel novembre 2004 in
risposta a una richiesta venuta dal Summit di Ginevra: per la
complessità dell'argomento e per la difficoltà di addivenire a una
risoluzione comune da parte dei governi partecipanti alle negoziazioni
del Summit, si era ritenuto che un gruppo di esperti, che includesse
rappresentanti dei governi, del settore privato e della società civile,
partecipanti a titolo personale e nel contempo latori delle diverse
posizioni e delle diverse culture della rete, potesse lavorare ad un
approfondimento e ad un successivo rapporto che presentasse le diverse
opzioni per l'evoluzione della governance globale della rete, con
particolare riferimento al problema del controllo sulle poche risorse
centralizzate di Internet, come la root zone del Domain Name System e le
politiche di allocazione degli indirizzi IP.


Il gruppo di lavoro si è già riunito fisicamente tre volte, utilizzando
intensamente le comunicazioni elettroniche per l'avanzamento dei lavori
tra incontri successivi, e producendo nel contempo una notevole mole di
documenti che coprono i vari aspetti di Internet, disponibili sul sito
www.wgig.org. Una prossima riunione è prevista a giugno, mentre il
rilascio del rapporto finale avverrà all'inizio del mese di luglio. Tale
rapporto dovrebbe poi costituire la base delle negoziazioni
intergovernative al terzo Comitato Preparatorio nel mese di settembre,
che dovrebbe poi preludere ai risultati del summit di Tunisi.


Il WGIG ha inteso il problema della governance della rete in senso
ampio, non limitato alla semplice prospettiva (pur importante) di una
negoziazione intergovernativa sul controllo di specifiche risorse, ma
esteso a problemi fondamentali per il futuro di Internet come lo spam,
la proprietà intellettuale, l'estensione dell'accesso alla rete, il
multilinguismo, solo per nominarne alcuni. A molti di questi problemi
non corrisponde attualmente una istituzione o un processo chiaro per la
loro risoluzione, e questa è una questione che il WGIG ha bene in vista
sulla propria agenda.


Ad ogni modo, all'interno e all'esterno del gruppo di lavoro si
scontrano due concezioni opposte a proposito della governance della
rete: quella del governo e del settore privato americani, che
attualmente controllano Internet e le ICT per la quasi totalità, secondo
cui l'autoregolamentazione dell'industria e la liberalizzazione totale
dell'iniziativa privata sono le soluzioni da seguire; e quella di
numerosi paesi in via di sviluppo, secondo cui Internet deve ritornare
nell'alveo della tradizionale regolamentazione internazionale delle
telecomunicazioni, con processi decisionali puramente governativi e con
politiche economiche di tipo dirigista.


Tuttavia, il processo del WGIG ha reso evidente come la natura sia dei
problemi che delle soluzioni riguardanti Internet sia complessa e basata
su una pluralità di azioni di tipo diverso e in ambienti diversi. La
natura della rete è intrinsecamente decentrata; allo stesso tempo, la
sua evoluzione è determinata non soltanto dalla hard law dei governi, ma
anche dalle scelte tecniche e politiche del settore privato e degli
stessi utenti, che su Internet hanno un ruolo attivo, di creatori di
contenuti, di applicazioni e di tecnologia, sconosciuto nei sistemi di
telecomunicazione precedenti.


Vari esempi – il più clamoroso è forse quello legato alla distribuzione
peer-to-peer di prodotti intellettuali in rete – dimostrano che
politiche non condivise da tutti gli stakeholder portano soltanto ad un
incremento della conflittualità, e ad una trasformazione in problemi
delle opportunità aperte da Internet – il che, notoriamente, è il modo
sbagliato di gestire il cambiamento. Al contrario, il processo interno
al WGIG si è rivelato di grande utilità ed efficacia, portando forse per
la prima volta ad un dialogo tra culture prima incapaci di comunicare,
messe a confronto su decisioni concrete; per quanto non si possa ancora
dire se i risultati finali confermeranno questa impressione, mi pare di
poter dire che si tratti di un passo avanti nell'individuazione di forme
di policy making innovative, efficaci e funzionali ad un ambiente
complesso e globalizzato.


Queste ragioni portano ad affermare che nessuno dei due modelli sopra
citati possa funzionare nel ventunesimo secolo. E' provato dai fatti che
Internet non si può governare per decreto, e che vecchi modelli
iper-regolamentati, ancora legati all'antico mondo delle
telecomunicazioni nazionalizzate, sono inapplicabili e dannosi; allo
stesso tempo, la totale libertà finora garantita al settore privato in
molti aspetti dell'informatica e della telematica ha quasi sempre
portato alla concentrazione del potere di indirizzo dell'ICT nelle mani
di pochi grandi soggetti in poche grandi nazioni, e a politiche che
antepongono l'interesse economico di pochi ai diritti dei cittadini,
allo sviluppo sociale, alla creazione di impresa e di ricchezza diffusa,
e, in ultima analisi, al bene della collettività.


Pertanto, un processo efficiente di governance della rete dovrebbe
prevedere il coinvolgimento di tutti gli stakeholder interessati –
governi, aziende e utenti finali della rete – ed essere basato sul
confronto aperto di idee e di ragioni, in modo da produrre cambiamenti
condivisi, distribuiti ed ottenuti in base all'autorevolezza, anziché in
base all'autorità. La rete è difatti un prodotto collettivo della somma
di interessi individuali, e l'unico modo di indirizzarla è quello di
orientare nella stessa direzione tale varietà di interessi.


Da questo ragionamento nasce la possibilità, se non la probabilità, che
una delle raccomandazioni che saranno rilasciate dal WGIG incoraggi i
governi nazionali a creare in ogni Paese strutture multi-stakeholder a
cui affidare la definizione di indirizzi condivisi per la governance
della rete, per quanto di competenza nazionale.


Vi sono già anche da noi alcuni tentativi, per quanto embrionali, di
costruire forum di questo tipo: uno è questo stesso tavolo; un altro è
la Commissione Regole del registro dei domini .it, erede della
precedente Naming Authority. Vi sono anche controesempi (come la
cosiddetta “legge Urbani” o la recente assimilazione dei nomi dominio a
una mera questione di proprietà industriale) in cui l'assenza di questa
concertazione ha generato scelte politiche non condivise, problemi
oggettivi, e vive polemiche sui mezzi di informazione.


Alla luce di queste considerazioni, credo sia giunto il momento anche
per l'Italia, come già altre nazioni hanno fatto, di considerare
l'adozione di uno strumento di questo genere, basato su procedure il più
possibile inclusive, efficienti e trasparenti.


Prima di concludere, vorrei con estremo piacere ricordare il successo
ottenuto nel far sì che il WGIG adottasse come sistema per la
trasmissione video su Web delle proprie consultazioni ufficiali quello
sviluppato presso il Politecnico di Torino dal gruppo dei professori
Angelo Raffaele Meo e Juan Carlos De Martin, con la presenza di nostri
ricercatori alle riunioni del WGIG in qualità di operatori. Si tratta di
un risultato di eccellenza che merita una menzione in questa sede.


Ciò detto, ringrazio tutti i presenti per l'attenzione concessami, e
resto a disposizione per una futura ulteriore interazione con le
Istituzioni e con la nostra delegazione ufficiale, in vista del Summit
di Tunisi e delle sfide che attendono l'Italia nell'implementazione di
obiettivi tanto ambiziosi quanto strategici come quelli individuati dal
Summit.
--
vb.             [Vittorio Bertola - v.bertola [a] bertola.eu.org]<-----
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