Decreto contro la pedopornografia - posizione di Società Internet (ISOC ITALIA)

Laura Abba Laura.Abba a IIT.CNR.IT
Lun 19 Feb 2007 14:02:13 CET


Trtasmetto per vostra informzione il testo della
posizione di ISOC ITALIA in merito al decreto
interministeriale sulla podopornografia. La
versione .pdf e' disponibile sul sito
http://www.isoc.it.

Dott.ssa Laura Abba
CNR, via Moruzzi, 1 - 56124 PISA Italia
Mobile: +39 335 5241758
fax: +39 050 3152593





POSIZIONE DELLA SEZIONE ITALIANA DI INTERNET
SOCIETY (ISOC  ITALIA) IN MERITO AL  DECRETO
INTERMINISTERIALE CONTRO LA PEDOPORNOGRAFIA DEL
29 GENNAIO 2007
Requisiti tecnici degli strumenti di filtraggio
che i fornitori di connettività alla rete
INTERNET devono utilizzare al fine di impedire
l'accesso ai siti segnalati dal centro nazionale
per il contrasto della pedopornografia
(http://www.comunicazioni.it/it/index.php?IdPag=1177)


ISOC ITALIA con questo documento esprime la sua
posizione a proposito del recente decreto contro
la PEDOPORNOGRAFIA via INTERNET; tale posizione
rappresenta la sintesi delle opinioni fornite da
alcuni dei maggiori esperti INTERNET italiani.
ISOC ITALIA concorda sulla necessità di
perseguire chi commette reati di PEDOPORNOGRAFIA,
tuttavia intende esprimere una forte obiezione di
fondo all'idea che la pubblicazione di contenuti
illegittimi o illegali, di qualsiasi genere,
possa essere prevenuta o repressa  mediante
l'introduzione di sistemi di filtro interni alla
rete. Pratiche di filtraggio sistematico dei
contenuti e delle comunicazioni dei cittadini a
monte (lato server e non lato client) e non
rimessi quindi al libero controllo di questi
ultimi, mal si conciliano con la legislazione di
un Paese che si considera libero e democratico.

ISOC ITALIA ritiene che la soluzione di
determinati problemi che creano preoccupazione
sociale possa consistere invece nello sviluppo di
pratiche di cooperazione internazionale più
efficaci per la repressione dei crimini online
alla sorgente, associate a campagne di educazione
degli utenti della rete e allo sviluppo di
sistemi di classificazione e blocco dei
contenuti, che i cittadini possano adottare, se
lo desiderano, su base volontaria.

ISOC ITALIA denuncia che la metodologia descritta
nel decreto è incompatibile con la natura neutra
della rete INTERNET, per la quale gli operatori
di connettività non dovrebbero differenziare il
traffico a seconda del tipo o della destinazione
del contenuto. Il filtraggio, peraltro, potrebbe
essere efficace soltanto se effettuato
granularmente, anziché a livello di nomi a
dominio o indirizzi IP, e se adottato
uniformemente da qualsiasi gestore di servizi di
rete, includendo quindi non soltanto gli
operatori INTERNET veri e propri, ma qualsiasi
azienda, entità o individuo che gestisca un nodo
di rete in qualsiasi parte del mondo. Anche dal
punto di vista tecnologico, la realizzabilità di
un sistema di filtro veramente efficace a costi
compatibili con una adozione generalizzata è
estremamente dubbia, come questa associazione ha
già rimarcato in merito alla questione del
"Gambling on line"
(http://www.isoc.it/documenti/20060315_com_gambling.pdf).

Un filtro effettuato a livello di nome a dominio
o di indirizzo IP, come previsto dal decreto, è
intrinsecamente inefficace. Se il provider
introduce un filtro a livello di dominio, questo
può essere subito aggirato dall'utente mediante
l'utilizzo di un proprio server DNS di
risoluzione dei nomi a dominio, funzione già
estremamente utilizzata per lecitissime finalità
dalle aziende, le università, gli enti di medie e
grandi dimensioni, e gli utenti più esperti.
Anche nel caso del filtro a livello di indirizzo
IP, è possibile aggirare il blocco utilizzando
uno dei numerosi servizi di proxy pubblico o di
navigazione anonimizzata disponibili al di fuori
del territorio italiano, e quindi non soggetti
alla legge. Va aggiunto inoltre che il
responsabile dei contenuti criminosi può
facilmente e velocemente cambiare il proprio nome
a dominio o il proprio indirizzo IP, rendendo
vano il filtro. Di converso, per l'utente meno
esperto e quindi incapace di aggirare il divieto,
il filtro così come impostato dal divieto può
facilmente portare al blocco di contenuti
perfettamente legittimi.

Sono pratiche comuni in INTERNET sia quella di
avere pagine e servizi di molti utenti pubblicate
sotto lo stesso nome a dominio - in casi come
Myspace o Geocities, di milioni di utenti -, sia
quella di ospitare decine o centinaia di siti
sullo stesso server e quindi presso lo stesso
indirizzo IP. In questi casi, l'introduzione nel
filtro del nome a dominio o dell'indirizzo IP
renderebbe inaccessibili non solo i contenuti e i
servizi pedopornografici, ma anche una quantità
molto maggiore di contenuti e servizi legittimi e
privi di qualsiasi connessione con quelli
incriminati. In questo modo si danneggia la
possibilità di espressione dei produttori di
informazione e si rischia di causare
indebitamente danni economici molto ingenti agli
stessi produttori, danni di cui vorremmo capire a
chi si deve associare la responsabilità. Di
conseguenza, il rischio è che l'introduzione del
filtro apporti scarsi benefici a fronte di gravi
danni, rivelandosi da una parte inefficace per
colpire gli utenti effettivamente intenti ad
attività criminose e dall'altra danneggiando
significativamente le attività legittime di tutti
gli altri utenti della rete.

Nel decreto è totalmente assente qualsiasi tipo
di garanzia contro l'abuso o l'errore nell'uso
del filtro da parte delle autorità preposte.
Inoltre non è prevista alcuna cautela contro
l'uso deliberatamente dannoso di contenuti
pedopornografici a svantaggio di terze parti, ad
esempio inserendo questo materiale sui siti terzi
a loro insaputa per provocarne l'oscuramento; non
è nemmeno considerata l'abitudine, molto diffusa
da parte di chi diffonde contenuti illegali, di
utilizzare siti di terzi a loro insaputa dopo
averne violato la sicurezza, in modo da far
ricadere eventualmente su tali terzi le
responsabilità.

Infine facciamo notare che, a fronte di
un'efficacia del filtro che sarebbe solo
parziale, sono previste pesanti sanzioni per il
provider, per di più non rapportate alla sua
dimensione e/o alla popolazione potenzialmente
colpita (in questo modo un piccolo ISP potrebbe
arrivare a fallire pur avendo esposto al rischio
di accedere immagini pedopornografiche pochi
utenti, mentre per un grande ISP che non filtri
siti per milioni di utenti la sanzione sarebbe
trascurabile).

ISOC ITALIA nel continuare a segnalare una
persistente attitudine del legislatore a trattare
i temi che riguardano l'INTERNET in modo non
appropriato, è interessata ad approfondire le
indicazioni qui esposte e dichiara la propria
disponibilità a collaborare per la stesura di
disegni di legge, decreti, ed altre iniziative
governative che riguardano l'INTERNET.

Pisa, 18 febbraio 2007



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