Semantica

Raimondo Bruschi raimondo a BRUSCHI.COM
Mar 2 Ott 2007 01:10:06 CEST


At 22.11 01/10/2007 Monday +0200, you wrote:
>Ciao Ray, pane marmellata e sarcasmo a colazione vedo :-)
[...]
>Da quest' ultima io ritengo derivi (com'era in origine)
>quella di "assegnazione" - e comunque ritengo antinomica
>una regola che dimetta da Registro la reponsabilita'
>di ... "registrazione".

Ciao, come al solito difficile tradurre i tuoi scritti, enigmatici e
affascinati.
Come uomo di mercato e di strada, saro ' piu concreto.

In millenni nato dall'esigenza di vestire l'indumento evolvendo ha
creato la moda ed oggi la marca.
Al pari della necessita' , nata dal semplificare l'uso e la
rintrattacciabilita', di digitare con una seguenza comprensibile di
lettere e numeri, il dominio e' evoluto allo status di segno
distintivo e tale va trattato in altro modo, con regole diverse e da
soggetti diversi.

Sto ravvedendomi, che la seguenza di lettere e numeri di un nome a
dominio, sta come l'etichetta sui vestiti.
Che nella storia dell'uomo lentamente partendo dalla necessita'  e
dalle esigenze di sopravvivenza, passando per la rappresentazione e
la dimostrazione dello status del poter vestire hanno prodotto la moda.
Allontandosi dalla necessita' del solo coprirsi per cui e' nato. Il
che proiettato in una dimensione e velocita' di rete, sta al pari del
fatto che oggi rappresenta una proprieta' industriale o
intellettuale, per cui abbia una consistenza patrimoniale propria,
astrusa dalla fabbrica che crea il prodotto su cui sta appiciccata l'etichetta.

Pertanto il nome a dominio, si sia elevato ad un rango che richiede
diversa gestione, che si allontana dai padri delle regole e dei
gestori, per divenire soggetto da trattare diversamente da parte di
soggetti diversi, con competenze e cultura diverse.

Oggi siamo nel periodo di mezzo, quando tessuti e sete, post
sopravvivenza del coprirsi, superata la fase di organizzarsi in citta
e comunita' , ha portato il vestire o l'armare ed il bardarsi, alla
dimostrazione di detenere il potere ed il fregio del vestire, che
l'eta' rinascimentale ne e' stata la prova. Per traghettarlo
all'epoca moderna in cui cio' che conta. L'etichetta, la marca o il
brand, per usare un termine di marketing corrente.

Chiunque compri l'azienda Gucci (o altra etichetta a caso) lo fa per
la marca, non per la fabbrica che produce il vestiario. Pertanto il
nome a dominio assume al pari, valore a se stante e tale va trattato
, non piu' semplice valore identificativo dell'opera di sarti o di fabbriche.

Fin ieri l'individuo o l'azienda, richiedeva l'assegnazione del primo
nome a dominio, per essere rintracciato e identificato nel modo
virtuale della rete internet. Richiedendo componenti, conoscenze,
competenze tecniche e tecnologiche, che lo promuovessero. Oggi assume
nel contesto della politica di branding, la necessita' di
rappresentare i nuovi sbocchi, i nuovi mercati, che traghettano l'era
industriale in un mercato globale, lontani dal mezzo che lo faccia
funzionare e che lo produca. Con logiche e tutele che i tecnici del
settore sono avezzi a capire. Lasciarlo nelle mani del creatore di
vestiti, vorrebbe dire sminuirlo all'esser e solo un indirizzo di
rete alfanumerico, che sarebbe pure il meno, ma che correrebbe il
rischio di esser per sempre subalterno e schiavo alle logiche
produttive e non di mercato.

Non penso che il nome a dominio debba essere merce e strumento di
commercio. Ne strumento di gradi o di piccoli, di commercianti o di
tecnici. Ma debba essere elevato a diverso valore. Nell'esser
trattato da nuove persone o strutture, non elitarie e di casta.
Sapendolo portare alla portata di tutti e diffonderne l'uso, capaci
di valorizzarlo. Non per sminuirlo ad una banale etichetta necessaria
a far funzionare un servizio di rete.

Per cui il registro o gli attuali operatori, il contesto o l'insieme
della corte barocca, in cui rischia di restar imprigionato quale
elemento a servizio della nobilta' e dei meschini di corte, subiscono
lo spettro della rivoluzione francese, mentre al popolo si consengano
brioches al posto di pagnotte.

Non vedi l'aggirarsi dei fautori della liberta' e dell'anarchia
fomentar le folle e far di barricata ?
Il dilemma resta a chi il compito di esser Caronte e non Robiespierre ?

Forse sto prendendo il tuo vizio di esprimermi nello scrivere. ;-)

Cordiali saluti

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